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Pinerolo. Notizie in breve

La valle del Pellice si trova a circa 50 Km a sud di Torino e prende il nome dall’omonimo torrente affluente del Po.
Geograficamente si presenta come una valle molto corta, corrono infatti circa 25 Km tra la cresta di confine con la Francia (spartiacque tra il bacino del Po e quello del Rodano) e la pianura, ne consegue che le montagne si elevano con pendii alquanto aspri e dall’orografia complessa (culminando nei 3150m del M. Granero) con numerosi valloni spesso molto profondi e dalle pareti ripide che si dipartono dall’asse principale (orientato in senso Est-Ovest) formando un complesso di ramificazioni assai articolato.
Proprio la presenza di formidabili ostacoli naturali ha permesso la sopravvivenza in questa valle (e nelle limitrofe valli del Chisone e dalla Germanasca) della combattiva minoranza religiosa dei Valdesi, per secoli impegnati a difendere la loro stessa esistenza contro le cruente campagne di "normalizzazione" ispirate dall'autorità papale.

I pendii sono ricoperti per lo più da fitti boschi ove prevalgono faggio e castagno alle basse/medie quote, larici e in misura minore altre conifere alle quote più alte.
Esistono ampie praterie di alta montagna, in parte utilizzate per l’alpeggio dei bovini, dal cui latte si producono gustosi formaggi tradizionali, primo fra tutti la famosa "toma".
Il fondovalle , abbastanza largo e pianeggiante nella parte bassa della valle, si restringe nella parte media per poi rifarsi ampio nella bella piana tra Villar e Bobbio Pellice.

Pinerolo e le sue valli testimoniano la storia dell'umanità fin dai primi insediamenti preistorici, di cui parlano i segni scolpiti su alcune rocce delle montagne, le caverne e i resti di antiche abitazioni. Abitata da tribù liguri, governate dal re Cozio, che alle Alpi ha dato il nome, la valle del Chisone vide sfilare i legionari condotti da Giulio Cesare alla guerra con la Gallia. Forse anche Annibale la attraversò nel 218 a.C. spinto dal sogno ambizioso di distruggere Roma.

Ungari e Saraceni nelle loro incursioni, devastarono i piccoli insediamenti, a più riprese nel X° secolo. E solo molto lentamente la pianura e, più stentatamente, le valli si riaffacciarono ad una lenta ripresa di vita e di fervore.
Il termine Cominiana (l’attuale Cumiana) appare per la prima volta nell'810 per una cessione di tal territorio ai monaci della Novalesa da parte di un guerriero longobardo, mentre Frossasco è segnalata nel 1035, anno nel quale è donata all'abate di San Giusto di Susa, e Prarostino, insieme a Miradolo e San Secondo compare nel 1064 come donazione all'abbazia di Santa Maria del Verano a Pinerolo. Pinerolo entra con certezza nella storia con la famosa donazione di Adelaide di Susa all'Abbazia di S. Maria del 1064.
Nell'XI° secolo Pinerolo comincia a svilupparsi grazie alla ricchezza apportata dagli abati, protagonisti della prima riforma agraria.
Con Filippo di Savoia, principe di Piemonte dal 1295, Pinerolo diventa la capitale di uno stato esteso fino a Fossano, conquistandosi benessere economico e importanza artistica. E' l'inizio di un principato che avrà gloriosa vita per 124 anni. Alla sua morte, inizia una sanguinosa guerra civile con casa Savoia che termina nel 1431 quando l'amministrazione viene trasferita a Torino.
A partire dal 1504 comincia per il Piemonte un estenuante periodo di invasioni francesi e spagnole. Nel 1536 Francesco I di Francia occupa Pinerolo dando inizio ad una lunga serie di carestie. Poco per volta decade la fioritura artistica di Pinerolo che diviene una città fortificata di grande importanza. Il cardinale Richelieu ordina il rifacimento delle mura e l'ampliamento della cittadella creando anche una "bastiglia italiana" (in questa prigione sconteranno lunghe pene i personaggi più scomodi del tempo e come vuole la tradizione anche il leggendario uomo dalla maschera di ferro).
Oltre alle lotte militari scoppia anche una guerra di religione tra valdesi e cattolici prima e dopo tra riformati e cattolici. Con la revoca dell'Editto di Nantes (1685) si inizia una vera persecuzione con violenze e distruzione di villaggi. Molti abitanti della religione riformata, con le loro famiglie, prendono la triste e dura strada dell'emigrazione verso la Germania.
Nel 1690 Luigi XIV° attacca il Piemonte occidentale. Il generale Catinat ottiene una cruenta e sanguinosa vittoria nella famosa battaglia della Marsaglia e assedia Pinerolo. Crolla parte della cittadella sotto le cannonate. Il re di Francia per restituire Pinerolo a Vittorio Amedeo II, pretende in cambio della l'abbattimento della fortezza.
Il grido di libertà nato dalla rivoluzione francese conquista le terre del pinerolese, stanche e stremate dalla miseria. Scoppiano insurrezioni e la tragica situazione costringe Carlo Emanuele IV° ad abdicare per costruire un Governo Provvisorio Repubblicano. Michele Buniva e Sebastiano Arnaud diventano capi della loggia massonica. Nel dicembre 1798 Cumiana festeggia la rivoluzione con il nuovo consiglio comunale repubblicano. Nel 1799 a vengo arsi in Piazza d'Armi tutti i titoli di nobiltà insieme agli strumenti di tortura.

Il primo decennio dell’800 segna di nuovo un periodo buio per i religiosi di Pinerolo. Viene infatti applicato un decreto dell'Assemblea Nazionale che in Francia aveva soppresso ordini e conventi, cosicchè sono costretti a fuggire Agostiniani, Clarisse, Domenicani e Cappuccini e viene distrutta l'antica Chiesa di San Francesco.
La fede cattolica della città, è ripristinata da tre vescovi savoiardi che salgono in cattedra tra il 1817 e il 1852 e che esercitano un cristianesimo illuminato e cosmopolita.
Inizia un’epoca di rinnovamento, si sviluppa l'industria e l'agricoltura mentre la zona segue ormai le vicende storiche dell’Italia.
All'orizzonte del mondo del lavoro, si affacciano i primi fermenti sociali e i pinerolesi saranno i fondatori, nel 1848, della antesignana "Società di mutuo soccorso degli operai".
Tra le importanti realizzazioni dell'Ottocento vi è la costruzione del collegamento ferroviario tra Pinerolo e Torino, inaugurato nel 1854 e l'istituzione della Scuola Militare di Cavalleria nel 1849, che dal 1862 prende il nome di "Scuola normale di Cavalleria" e che rende famosa Pinerolo nella belle époque.
Si accentua, col passar degli anni, la sua fisionomia industriale (pur col notevole richiamo di mano d'opera della vicina Torino), mentre permane attiva una florida agricoltura).

Nella storia della storia della Resistenza, il Pinerolese, riveste una singolare peculiarità: quella di aver ospitato, in aree diverse, ma già a partire dai primi giorni dopo l’8 settembre, formazioni partigiane appartenenti ad aree ideologiche differenti: quella comunista, quella azionista e quella cosiddetta autonoma, proprio perché non rifacentesi ad una particolare collocazione politica. Stanziatisi sui monti che circondano Pinerolo, i partigiani, contrastarono, come vedremo, piuttosto efficacemente l’avversario, giungendo in alcune aree (Val Pellice e soprattutto Val Chisone), sebbene per brevi periodi, ad esercitare un controllo completo del territorio.

Pinerolo è oggi città animata di commercio e di vita, segnata dai fermenti e dalle contraddizioni di un centro operoso ma, nel contempo, tranquilla città di provincia che offre interessanti spunti di visita. La mitezza del clima - la "Nizza del Piemonte" - rende gradito soggiorno




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