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L'Ufficio metodologie didattiche del CeSeDi - Provincia di Torino - è stato istituito nel 2001 in considerazione del fatto che la scuola dell'autonomia necessitava di strumenti e strategie per sostenere il cambiamento.
Infatti, di fronte ad una società in sempre più rapida trasformazione, dove le innovazioni scientifiche-tecnologiche progrediscono a ritmi vertiginosi, la scuola è rimasta ancorata al vecchio obsoleto modello di insegnamento-apprendimento, mentre la motivazione allo studio continua a diminuire, rendendo sempre più difficile la "gestione della classe" ai fini dell'apprendimento. Partendo da questa considerazione, l'Ufficio in questi anni, ha proposto attività formative rivolte agli insegnanti, tenendo conto anche:
Il Progetto per l'innovazione scolastica è finanziato fin dall'anno scolastico 1997-98 dalla Provincia di Torino e mira a sviluppare metodologie didattiche innovative, in particolare, il Cooperative Learning. Questa metodologia, infatti, aiutando a migliorare il clima di classe e a sviluppare le abilità relazionali e cognitive, può divenire un potente strumento di cambiamento. Ha coinvolto in corsi di formazione (organizzati direttamente dal CeSeDi o dalle scuole del territorio) più di 3.000 insegnanti, appartenenti a scuole d'ogni ordine e grado. Il progetto ha portato alla costituzione di una rete territoriale attraverso la quale gli insegnanti che partecipano all'attività formativa, ricevono supporto nelle zone di provenienza (Chivasso-Ivrea;Grugliasco;Pinerolo;Torino;Val Sangone;Val di Susa) alle quali afferiscono per la crescita delle loro sperimentazioni.
Il progetto: "Una comunità di pratica e di apprendimento" ha sostenuto, in questi anni, la professionalità docente attraverso la conoscenza e l'applicazione del metodo del cooperative learning e si è articolato profondamente sul territorio. Il decentramento territoriale è divenuto prassi sia per la dimensione post-corso, sia per la supervisione e il sostegno degli insegnanti attraverso le zone (Chivasso-Ivrea;Grugliasco;Pinerolo;Torino; Val Sangone;Val di Susa). Gli insegnanti che partecipano all'attività formativa, sono distribuiti nelle zone di provenienza, alle quali afferiscono per la crescita delle loro sperimentazioni. Da quanto gli insegnanti sperimentano nelle classi in seguito ai momenti formativi, si riparte per organizzare il percorso formativo successivo, con l'articolazione di approfondimenti su vari argomenti.
Dall'intervista del vice-ministro Mariangela Bastico, che uscirà nel numero di settembre di Vita scolastica rilasciata a Mario di Rienzo :
"Un'altra idea di scuola,
diversa da quella del governo precedente Vogliamo una scuola
pubblica di qualità che non lasci indietro nessuno, una scuola dove
dirigenti, insegnanti e personale ATA si sentano protagonisti. Vogliamo che
ogni scuola sia una comunità, dotata di autonomia, collegata con il proprio
territorio, e che operi nel quadro dell'ordinamento nazionale d'istruzione e
nel rispetto delle norme generali. Sappiamo che non è semplice, ma siamo
convinti che questa è la direzione giusta. Agiremo su due fronti, uno di
carattere amministrativo, gestionale per assicurare il funzionamento normale
della scuola e l'altro di carattere politico, culturale sociale per realizzare
una scuola, come dicevo prima, pubblica e di qualità. Io credo che questa strategia
non possa
che partire dall'ascolto di chi nella scuola lavora".
Lo stralcio dell'intervista del vice-ministro Bastico, pone in evidenza come la strada aperta dal Progetto della Provincia di Torino sia stato anticipatorio di un disegno che oggi vede impegnata la nuova compagine ministeriale.
Nei prossimi mesi, quindi, dovrebbe realizzarsi un significativo passo in avanti per il progetto, così da continuare sulla strada dell'innovazione. Con la sottoscrizione di un' Intesa tra la Provincia e Confcooperative Piemonte, infatti, si andranno a definire le aree di reciproco intervento, unendo risorse e competenze specifiche in vista di obiettivi comuni.
Dall' intervento del vice-ministro Mariangela Bastico, sabato 10 luglio 2006 -
Assemblea Ds sulla scuola :
"...Una concertazione che in un primo momento può costituire
forse un elemento di allungamento del tempo di decisione, ma che rappresenta
anche l'unica possibile leva perché le decisioni, una volta prese, vengano
applicate. Infine, la collaborazione istituzionale ; e, dunque, la
ripresa del dialogo con i comuni, le province, le regioni per l'applicazione
del Titolo V° e la costruzione di quella articolazione di sistema che abbia al
centro l'autonomia, a riferimento le norme generali di carattere nazionale che
spettano allo Stato (principi fondamentali, livelli essenziali delle
prestazioni e verifica), a completamento la programmazione e l'organizzazione
da parte delle Regioni. È un equilibrio possibile, complesso, ma indispensabile
perché l'alternativa - spezzare le competenze attraverso la divisione di ciò
che non è divisibile - non porta da alcuna parte. Gli operatori della scuola stanno compiendo molta ricerca e
molta innovazione pedagogica e didattica - forse a volte senza esserne
consapevoli fino in fondo e certamente senza mai essere aiutati ad acquisire
questa consapevolezza. L'innovazione pedagogica sul campo è a mio avviso una
vera ricerca, che ha valore scientifico e culturale e come tale va documentata,
a costituzione di un patrimonio che sia non solo esperienza di vita vissuta, ma
anche di scrittura, divulgazione e azione che favorisce un'ulteriore nuova
ricerca scientifica".
Quanto presentato pone in essere un movimento partecipativo attraverso le reti e le zone - che permette alla Provincia di divenire quell'attore principale indicato dal Ministro Fioroni, capace di governare questi nuovi processi territoriali per l'innovazione dei processi di apprendimento lungo tutto l'arco della vita.
Dall' Audizione del Ministro
dell'Istruzione Giuseppe Fioroni VII Commissione Cultura, Scienza e
Istruzione, Camera dei Deputati, Roma 29 giugno 2006:
"E' stato questo l'approccio che ha guidato il primo incontro del 15 giugno scorso con le Regioni, in cui sono stati concordati i primi impegni comuni. L'obiettivo è di procedere ad intese, che devono coinvolgere anche le Province e i Comuni, per la qualificazione di un sistema educativo unitario, di validità nazionale, fuori e contro ogni rischio di segmentazione territoriale che produrrebbe insostenibili diseguaglianze dei giovani e delle famiglie nell'accesso all'istruzione e nella qualità dei suoi processi e dei suoi risultati. La declinazione dell'offerta formativa secondo i bisogni formativi del territorio, che è necessaria, non può però in nessun modo dar luogo a un diritto all'istruzione diversificato secondo il luogo di residenza e secondo le caratteristiche economiche e sociali dell'origine familiare".