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in collaborazione con:
L' oggi un patrimonio di 8 anni

PROGETTO PER L'INNOVAZIONE DELLA SCUOLA

a cura di: Ce.Se.Di e Gruppo per l'Innovazione della Scuola (GIS )

1. L'innovazione del sistema scuola e la costruzione di comunità di apprendimento

Le recenti statistiche P.I.S.A. rilevano il periodo di crisi che la scuola sta vivendo. La globalizzazione, la società multiculturale, la crescita esponenziale delle informazioni, le classi eterogenee composte di ragazzi con capacità, culture, esperienze diverse fra loro, la passività degli studenti recettori di molteplici messaggi, soprattutto mediali, sollecita una trasformazione della scuola da veicolo di conoscenze a laboratorio per la costruzione di competenze, così come indicato dalle più recenti teorie psico-pedagogiche.

L'autonomia dei singoli istituti scolastici deve sostenere un processo di cambiamento e un più efficace governo della scuola, cercando di superare quelle che Fullan (2005) definisce “scuole bloccate”, dove prevale “l'incertezza e l'isolamento”. La scuola “in movimento”, che ha risultati più efficaci dal punto di vista sia delle abilità sociali sia degli apprendimenti, è quella che rende gli studenti protagonisti attivi del loro processo di crescita personale e culturale e li rende capaci di operare scelte.

L'elaborazione del POF può e deve avvenire attraverso l'azione collettiva di una vera “comunità di apprendimento”, favorendo l'interazione a più livelli tra tutti i soggetti coinvolti: insegnanti, famiglie, studenti, personale non docente. La comunità che apprende diventa il terreno sul quale sviluppare una progettazione continua e ricorsiva, che guardi alle competenze chiave per l'apprendimento permanente (Agenda di Lisbona e successivi documenti della Comunità Europea).

Il Cooperative Learning può essere uno degli strumenti più funzionali per sviluppare le competenze relazionali di tutti i soggetti della scuola e per tradurre le idee di progetto in prassi condivise.


2. L'oggi, un patrimonio di 8 anni
Il "Progetto per l'innovazione scolastica" di quest'anno, é il naturale sviluppo della “comunità di pratica e di apprendimento” che, iniziata in sordina nell'anno scolastico 1997-98 con l'obiettivo di sviluppare metodologie didattiche innovative, è riuscita a coinvolgere nei corsi organizzati direttamente dal Ce.Se.Di. più di 3.000 insegnanti, appartenenti a scuole d'ogni ordine e grado. Il numero reale degli insegnanti in formazione, in realtà, sfugge alla statistica perché molte sono state le singole scuole, i consorzi di scuole, le reti che hanno finanziato direttamente i momenti formativi.

La "comunità di pratica e di apprendimento" ha sostenuto la professionalità docente attraverso la conoscenza e l'applicazione del metodo del cooperative learning e, poco per volta, si è radicata sul territorio.

Il decentramento territoriale è divenuto prassi sia per la dimensione post-corso, sia per la supervisione e il sostegno degli insegnanti attraverso le zone (Chivasso-Ivrea;Grugliasco; Pinerolo; Torino; Val Sangone; Val di Susa).

Tutti i docenti, che passano dalla formazione teorica all'applicazione concreta nelle loro classi, restano in contatto tra loro attraverso

  • la struttura di sostegno zonale: gli insegnanti che partecipano all'attività formativa, vengono distribuiti nelle zone di provenienza, alle quali afferiscono per la crescita delle loro sperimentazioni. Da quanto gli insegnanti sperimentano nelle classi in seguito ai momenti formativi, si riparte per organizzare il percorso formativo successivo, con approfondimenti su vari argomenti.
  • il portale “www.apprendimentocooperativo.it”: permette l'informazione capillare degli eventi organizzati sul territorio provinciale e nazionale, la visibilità delle azioni intraprese dalle zone, dalle reti e dalle singole scuole e lo scambio delle "buone pratiche" e dei materiali, l'informazione sulle novità bibliografiche più significative oltre a dare spazio ai dibattiti sulle nuove teorie pedagogiche e non solo pedagogiche (vedi le recenti scoperte delle neuroscienze).
  • le reti di scuole: il processo di crescita del territorio ha fatto nascere reti di scuole a Grugliasco, a Chivasso-Ivrea, a Torino, a Chieri, a Pinerolo le quali, con risorse autonome, hanno organizzato iniziative di formazione e di supporto agli insegnanti che mettono in pratica il metodo. Ma anche dove non esistono ancora le reti, la zona riesce quasi sempre a farsi promotrice dell'innovazione metodologica del loro territorio.
  • l'archivio filmico di esperienze di apprendimento cooperativo in scuole di ogni ordine e grado e in discipline diverse (scienze, matematica, italiano...). Le videocassette che documentano le esperienze in classe saranno oggeto di incontri, organizzati nelle zone, al fine di migliorare le tecniche o di suggerire modalità di applicazione. Altre risprese sono in programma per quest'anno scolastico. 
3. I facilitatori
I
l consolidamento delle sei Zone si è accompagnato all'emergere della figura del "facilitatore", ossia un insegnante che, formatosi all'interno dei corsi-laboratori proposti dal Ce.Se.Di., ha poi maturato una significativa esperienza nella conoscenza e applicazione del Cooperative Learning che lo mette in grado di porsi come soggetto attivo nell'estensione ed approfondimento di questa metodologia didattica. Il team dei facilitatori di zona si fa carico del coordinamento generale sul territorio di competenza,cura di sostenere e incentivare questa pratica progettuale di un insegnamento più attuale e significativo, proponendo piani di lavoro, modelli di valutazione autentica, riflessione didattica. Ogni facilitatore, all'interno del proprio gruppo di lavoro mette a disposizione competenze e risorse differenti, favorendo, grazie al principio dell' “intelligenza distribuita”, la potenzialità di crescita del gruppo di zona e di tutto il territorio provinciale.
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