Intervento del
prof. Piergiuseppe Ellerani, formatore di Scintille.it, prof. all'Università di Urbino. Da diversi anni è il coordinatore del progetto "Cooperative learning: una comunità di pratica e di apprendimento" della Provincia di Torino.
In questo intervento presenterò tre casi di scuole e organizzazioni che hanno lavorato con l’apprendimento cooperativo su attività diverse, cercando di focalizzare alcune caratteristiche fondamentali che contraddistinguono questa modalità di insegnamento/apprendimento. Cercherò di evidenziare, in questi contesti diversi, lo stesso filo conduttore, il linguaggio della competenza.
Il primo caso riguarda una Scuola elementare di Tavernelle, in provincia di Pesaro: si tratta di un’esperienza di cooperative learning come strumento di riduzione della difficoltà di apprendimento. Il problema di partenza era dato da alcuni comportamenti di alunni che manifestavano particolare aggressività verbale, soprattutto durante le attività di matematica. Non riuscivano ad ottenere risultati di sufficienza e a stare, in modo appropriato, all’interno delle attività proposte sino a quel momento. Come abbiamo cercato di intervenire?
L’idea di fondo è stata di sviluppare l’autonomia dei bambini, al fine di porre in atto comportamenti sostitutivi a quelli conosciuti ed usati. Il collegamento con l’apprendimento cooperativo è nato in un corso di formazione, promosso dal Provveditorato agli Studi di Pesaro - gli allora “corsi di alta qualificazione” – durante il quale un’insegnante della scuola elementare nominata era venuta a conoscenza di questo modello didattico e di questa modalità di condurre la classe e di gestire la scuola. Con lei abbiamo cercato successivamente di capire quali potevano essere le difficoltà nell’insegnare, quali potevano essere alcune possibili risposte e che cosa, nell’apprendimento cooperativo, riteneva utile per iniziare un percorso, indirizzato ad eliminare la causa del problema individuato.
Si è visto che, attraverso l’insegnamento diretto delle abilità sociali, in modo particolare riferite a dei contesti di disciplina matematica – saper risolvere problemi e comunicare in gruppo - i problemi di comportamento e di apprendimento potevano essere affrontati in modi diversi, cercando di sostenere gli alunni con l’insegnamento/apprendimento di comportamenti sostitutivi, rispetto a quelli che fino allora avevano appreso.
Affiancando l’insegnante nella progettazione, si è pervenuti a creare delle attività che potevano essere condotte autonomamente in classe e che potevano cominciare a circoscrivere il problema da cui era partita.
Questa esperienza, dopo alcuni mesi di lavoro, ha rivelato che nella classe i comportamenti iniziali dei bambini, che manifestavano le maggiori difficoltà di apprendimento, si erano ridotti e l’insegnante poteva cominciare a realizzare attività in contesti disciplinari più articolati, utilizzando la collaborazione tra pari.
La scoperta più importante, infatti, è stata che gli alunni, comunemente definiti “pierini”, partecipavano alle attività dopo essersi resi conto dei comportamenti inadeguati che mettevano in atto nelle situazioni di apprendimento.
Questo è avvenuto attraverso la modifica del prodotto da realizzare in classe nei gruppi cooperativi ed attraverso il cambiamento delle richieste che venivano fatte ai bambini durante le attività di matematica. Da quel momento, il loro operare non è stato solo finalizzato a risolvere problemi forniti da altri, ma anche a costruire problemi da affrontare e risolvere nella vita quotidiana. Il processo è stato invertito: a partire dall’ideazione e dalle modalità di soluzione, essi potevano partecipare alla costruzione stessa del problema.
Un’altra scoperta di questa esperienza è stata che, dopo il primo anno di attività, altri maestri hanno chiesto come si fosse intervenuto nella classe. L’insegnante ha quindi cominciato a progettare con loro, li ha coinvolti in alcune attività multidisciplinari e, dopo un anno di attività in team, l’esperienza ha preso piede e tutt’oggi sta coinvolgendo anche altre scuole.
Quest’anno è in atto un progetto di ricerca-azione relativo alle competenze con il plesso scolastico di Tavernelle: ovvero, quali competenze possiamo definire importanti e necessarie per costruire l’attività didattica della classe e della scuola?
Il secondo caso, lo stiamo vivendo a Luzzara in un Istituto comprensivo di un comune della provincia di Reggio Emilia.
Si tratta di un percorso che non nasce dalla scuola, ma dal Comune, da un ente pubblico che, all’interno dei molti progetti finanziati per le scuole, ha promosso da anni un percorso di educazione alla pace.
L’anno scolastico scorso – 2002/3 – ha portato alla fase conclusiva di questa attività e l’assessore in carica ha chiesto alla scuola di lavorare per il futuro in modo diverso. L’Ente pubblico voleva sottolineare che, per essere operatori di pace, non occorre possedere doti straordinarie, ma occorre imparare ad esserlo già all’interno della classe ogni giorno, così da applicare le modalità apprese anche al di fuori della scuola.
In questo caso l’apprendimento cooperativo, come una delle modalità attraverso cui pervenire a questo risultato, è stato proposto da un contesto extra-scolastico. Cosa abbiamo realizzato?
L’idea che abbiamo costruito insieme con alcuni insegnanti, è stata di progettare un percorso d’insegnamento diretto di abilità sociali. Gli attori di questa fase sono stati dunque docenti ed educatori, con i quali abbiamo operato lavorando in maniera interdisciplinare, sia in scuole diverse (elementari, medie), sia con discipline diverse. In che modo?
Attraverso
l’organizzazione di attività che realizzassero, nei primi due mesi di scuola, l’accoglienza e creassero relazioni positive dentro la classe, capaci di rispondere alle finalità della richiesta. Si è iniziato, con gli insegnanti, un percorso d’insegnamento diretto delle abilità sociali, così da renderli autonomi e in grado di costruire interventi attivi all’interno della propria classe.
La scoperta è stata che l’utilizzo del cooperative learning produceva degli apprendimenti utili, non solo alle particolari situazioni scolastiche, ma che questi apprendimenti sociali sono importanti da possedere lungo tutto l’arco della vita: imparare a collaborare, a progettare, a stare insieme, a risolvere problemi, sono situazioni che gli studenti si portano come bagaglio anche quando diventano grandi.
La terza esperienza è nata - ed è in corso giacché si esaurirà a giugno - con la Sovrintendenza Scolastica della provincia di Bolzano. L’obiettivo era di riorganizzare i curricoli all’interno di tutta la provincia scolastica - alla luce dell’allora riforma Berlinguer e De Mauro - in modo tale da definire quali fossero i saperi minimi da considerare.
Un modo per coinvolgere una parte significativa degli insegnanti a possedere delle competenze per sviluppare l’autonomia scolastica.
Il progetto era di formare dei gruppi d’insegnanti, capaci di essere all’interno della propria scuola promotori, organizzatori, curatori insieme con gli altri colleghi, di nuovi curricoli. Non si trattava pertanto di qualcosa che veniva dall’esterno: la scelta di competenze, di materie, contenuti, nasceva, infatti, dall’interno delle singole scuole e trovava, in una rete provinciale, un confronto e un sostegno costanti. Che cosa è stato fatto?
L’attività si è concretizzata attraverso l’iniziativa dei
laboratori disciplinari, per cui gli insegnanti di una stessa disciplina di tutta la provincia, si mettevano insieme per cercare d’identificare dei focus all’interno delle diverse discipline. Questa è stata la ricchezza dell’esperienza: mettere insieme il liceo con l’istituto professionale, l’istituto per geometri con l’istituto tecnico commerciale, insieme con l’istituto linguistico. Si è trattato di un’idea di collaborazione concreta tra tutti gli istituti della provincia.
La scoperta è stata che l’apprendimento cooperativo può diventare uno strumento per progettare competenze e organizzare una scuola intesa come laboratorio.
I tre casi descritti hanno alcune situazioni in comune: dapprima un’intuizione personale, una messa in gioco del singolo insegnante che, in una fase successiva si è trasformata in visione condivisa. Inoltre, i singoli insegnanti sono partiti da un caso-problema reale per essere promotori e artefici della visione condivisa.
Il quesito a cui si cercherà di rispondere ora è:
se si progettano attività disciplinari basate sulle competenze, l’apprendimento cooperativo può essere utile all’orientamento di tipo formativo? Ci sembrava, infatti, che, dopo queste esperienze, ci fosse un filo conduttore: se gli insegnanti e la scuola avessero ragionato sul curricolo, sulla funzione che la scuola vuol avere e sulla connessione degli apprendimenti con la realtà, sulla necessità di cambiare il modo d’interpretarsi come scuola nell’oggi, allora l’idea della competenza poteva divenire un veicolo e un modo per progettare la scuola per il XXI° secolo. A sostegno di questa prospettiva, che appare interessante, porto alcune riflessioni che stanno emergendo in questi mesi, all’interno del panorama internazionale.
Una prima riflessione:
sicuramente è importante che la scuola prepari studenti per oggi e per domani. Non sappiamo quale sarà il domani, ma è necessario interrogarsi su quale scuola sia necessaria, per formare delle persone che negli anni a venire saranno protagoniste e opereranno in ambienti diversi da quelli odierni.
Alcuni progetti internazionali, come per esempio il DESECO, hanno definito una serie di competenze utili alle persone per inserirsi in modo adeguato nella comunità civile, in quella sociale e in quella lavorativa. Tra queste ricordo: elaborare e condurre piani di vita e progetti personali, elaborare e usare conoscenze e informazioni, amministrare e risolvere conflitti, usare le metodologie attivamente. Sono tutte competenze importanti, sia per le persone sia per gli studenti. Ma questo guardare avanti non deve portare a dimenticare che nella scuola si vive già nell’oggi, che la scuola già oggi è “luogo” degli apprendimenti e delle relazioni.
Una seconda riflessione ci è proposta da un’intervista - sintesi su di un suo libro - rilasciata da
Eisner, il quale ha identificato che cosa la scuola dovrebbe insegnare attraverso i curricoli. Secondo questo studioso, tra altri, vi sono il pensiero critico, gli apprendimenti significativi e profondi, la collaborazione.
Mi soffermo su due aspetti particolarmente interessanti rispetto ad una prospettiva futura, sia dell’apprendimento cooperativo, che della professionalità docente. Primo aspetto: secondo Eisner, è importante recuperare e insegnare l’abilità di giudizio, ovvero essere capaci di fornire di senso le scelte che si fanno. Stiamo perdendo “il senso” rispetto alle relazioni significative che abbiamo nella comunità scolastica, ma anche in quella sociale. Secondo aspetto: la necessità d’insegnare l’interdipendenza con la comunità. Eisner addirittura usa un’espressione molto forte, quella di imparare a stare dentro la comunità con l’ottica del servizio.
L’interdipendenza è una delle caratteristiche principali che fanno sì che l’apprendimento cooperativo sia tale e non un semplice lavoro di gruppo. L’interdipendenza positiva con la comunità può significare che gli studenti non vanno a scuola scollegati dal loro territorio, ma sono dentro di esso e vi operano. Ecco, allora, il recupero degli esempi del “fare scuola” che già Dewey ha anticipato, una scuola nella quale non c’è solo una trasmissione di conoscenza, ma un recupero della motivazione e dello stare insieme, applicando quello che si sa in quello che si fa.
L’interdipendenza col territorio è una funzione interessante da considerare in un’ottica orientante. Quest’ultima potrebbe essere stimolo per un’idea di competenza che:
· si sviluppi all’interno di un contesto;
· ha bisogno di un risultato per essere riconosciuta;
· si fondi su abilità, attitudini, conoscenze;
· abbia a che fare con una dimensione di valutazione o auto-valutazione costante. La valutazione autentica potrebbe guidare il discorso della competenza verso una padronanza per cui, una volta scelta la competenza, essa ci conduce ad apprenderla.
slide n. 1
Una terza riflessione: quanto presentato, ci permette alcune connessioni con l’apprendimento cooperativo e le competenze.
Lo schema che vediamo, ricapitola all’interno del pentagono, tutte le dimensioni che fanno sì che l’apprendimento cooperativo sia tale. All’esterno notiamo le connessioni con la suddivisione delle aree orientative sviluppate dall’ISFOL.
slide n. 2
a) L’interdipendenza positiva è una delle modalità attraverso cui possiamo creare un contatto fra scuola -mondo del lavoro e scuola-cittadinanza.
b) Le abilità sociali insegnate nell’apprendimento cooperativo, si traducono nell’area delle risorse cognitive e di adattamento ad un contesto.
c) L’interazione promozionale sviluppa le competenze dello stare insieme con l’altro per valorizzarlo nelle sue dimensioni.
d) La responsabilità individuale ci conduce ad essere dentro una comunità, cittadini di questo contesto, nel qui ed ora, apprendendo per oggi e immaginando il domani.
e) Da ultimo, la valutazione autentica, intesa come un processo continuo e non come un giudizio indelebile, ci permette di modificare i nostri comportamenti costantemente, lungo tutto l’arco della vita.
Tutto questo può far sì che il cooperative learning diventi uno strumento importante per quello che stiamo vivendo in Italia da tempo, ovvero l’idea di una scuola dell’autonomia nella quale innestare il processo necessario alla costruzione di comunità di apprendimento e di pratica. Desidero terminare con una proposta di Michael Fullan e Norm Green, i quali hanno creato un modello che identifica alcune caratteristiche per la conduzione di una scuola nella cultura del cambiamento, dentro la quale si innesta la scuola della competenza.
slide n. 3
È evidente che una scuola di questo tipo necessita di particolari caratteristiche. Ne abbiamo considerate alcune stamattina.
Concludendo:
costruire relazioni, comprendere il cambiamento, proporre uno stile di vita coerente, creare e condividere conoscenza, hanno bisogno di speranza intesa nell’accezione fornitaci da Snider, ovvero, come convinzione individuale di avere sia la volontà sia i mezzi per raggiungere i propri obiettivi insieme agli altri.
Grazie a tutti.