La documentazione nei servizi per l'infanzia

dalla Newsletter n° 6 giugno 2008 anno III - "Bambini pensati" Città di Torino Divisione Servizi Educativi

La documentazione nei servizi per l'infanzia
Che cos'è la documentazione?
 
(Prima parte)  di Battista Q. Borghi
Nostalgia del passato per guardare al futuro

Oggi viviamo in un'epoca quanto mai ricca di parole, suoni ed immagini che si confondono e si perdono, incessantemente sommerse da altre parole, suoni ed immagini. Schiacciati sul 'qui e ora', possiamo perdere il senso del passato e la dimensione del futuro per vivere (o avere l'illusione di vivere) in un perenne presente. La tensione continua della vita moderna, le ansie che invadono ognuno, ci fanno vivere nell'adesione ad un presente senza tempo, in cui il passato, anche quando è prossimo, sbiadisce presto nella memoria ed il futuro, anche quando è vicino, appare distante, improbabile, imprevedibile. La documentazione (nelle sue molteplici forme di scrittura, di immagini, di suoni, di pagine virtuali) ha lo scopo di aiutare a non perdere la memoria, a ricordare a distanza, a riconoscere il divenire del tempo, ad individuare, nelle tracce del passato, le linee per il futuro.

Una definizione di massima

Possiamo intendere per materiale documentale qualsiasi oggetto, prodotto o strumento utile a richiamare o conservare la memoria di avvenimenti o situazioni significative. In campo educativo e didattico la documentazione costituisce una testimonianza e la memoria di come si era, di ciò che è accaduto, di ciò che è stato fatto e, molte volte, delle ragioni - spesso nascoste - che hanno portato alla determinazione di certi eventi o situazioni. A volte è possibile cogliere significati e ragioni solamente se si riesce a prendere una distanza (temporale) dagli avvenimenti vicini nei quali, nell'immediato, siamo troppo immersi per poterli guardare con il necessario distacco. La documentazione rappresenta una traccia, una memoria di eventi considerati significativi, di situazioni, di stili educativi, di scelte effettuate ad hoc che si intende controllare. Anche nella scuola dell'infanzia è necessario ricordare. Molte esperienze, situazioni, eventi che hanno rappresentato per bambini ed adulti momenti forti e vissuti intensi, sono andati perduti perché non se ne è conservato traccia.

I punti-qualità della documentazione

A volte, un insegnante può percepire la vita nella scuola dell'infanzia come appiattita, schiacciata sulle routine. Le cose (le novità, gli eventi, i piccoli cambiamenti) si perdono nella nebbia della quotidianità che, con il passare del tempo, appare sempre uguale a se stessa. Altre volte, le esperienze che vengono effettuate nella scuola dell'infanzia possono risultare talmente dense e forti da essere presto dimenticate e perdute se non vengono fissate. In altri casi, si può avere la sensazione, al termine dell'anno, di non avere ben chiaro ciò che si è fatto ed i passi che sono stati effettuati.
A volte può accadere di sopravalutare la propria azione educativa; altre volte (è forse il caso più frequente) si può correre il rischio di sottovalutarla. In ogni caso, la documentazione costituisce uno strumento utile per la qualità dell'azione educativa. Secondo gli Orientamenti, serve per:

  • Effettuare un "rendiconto pubblico", cioè fornire una informazione chiara e trasparente del proprio progetto educativo e didattico e questo è tanto più importante per chi opera nella scuola pubblica, nella scuola in cui, più delle altre, i bambini hanno diritto all'accesso;
  • Predisporre le premesse per un rapporto costruttivo e proficuo con i genitori: il bambino durante la giornata non ha solo mangiato o dormito (queste sembrano essere le notizie principali che molte madri o padri più o meno frequentemente chiedono), per cui partire dalle attività è un modo per parlare insieme dello sviluppo del bambino;
  • Creare le premesse per un lavoro autenticamente collegiale: può accadere che gli argomenti di discussione degli incontri di collegio siano di carattere prevalentemente organizzativo e può anche accadere che le sezioni siano di fatto fra loro separate. La "visibilità" rimanda, in questo caso, alla necessità di un progetto educativo condiviso, autenticamente collegiale, di plesso e non chiuso solamente all'interno della propria sezione.
Le ragioni della documentazione sembrano trovare le proprie radici più profonde nel ripensamento e nella riflessione. L'elenco dei verbi che il legislatore utilizza è rivelatore: la documentazione assume pieno significato quando serve a rievocare, riesaminare, analizzare, ricostruire e socializzare. Come dire: la documentazione serve soprattutto a se stessi per ripensare, a posteriori, ciò che è stato fatto (in questo senso si propone come strumento di autochiarificazione), ma serve anche agli altri, attraverso opportune ricostruzioni, per socializzare le esperienze (in questo caso si propone come strumento di confronto e di etero-chiarificazione). In questo senso, viene anche richiamata direttamente in campo la progettazione educativa e didattica. Tale richiamo ha una doppia valenza. Da un lato, deve essere "comunicabile", deve cioè informare in anticipo ed in modo adeguato relativamente alle intenzioni educative e formative del team degli educatori. Dall'altro, deve rimanere una traccia di ciò che è stato fatto, deve cioè essere possibile effettuare un confronto fra le intenzioni educative e la prassi educativa, fra ciò che si pensava di fare e ciò che è stato fatto, fra le proposte rivolte ai bambini e le loro risposte. La documentazione ha poi, oltre agli scopi generali indicati, due fini specifici: la continuità e il sostegno a bambini in difficoltà.
 
La continuità educativa

Per quanto attiene la continuità, i problemi sembrano soprattutto riguardare la comunicazione fra adulti. La documentazione in questo caso rappresenta uno strumento di informazione su come l'educatore ha lavorato nella fase precedente, su quali sono state le scelte metodologiche e di contenuto dominanti, su come il bambino ha reagito in rapporto a determinati stimoli o in seguito all'immersione in un dato contesto. Serve anche a raccontare la storia dei bambini, a cercare di capire qual è stato lo sviluppo, attraverso le progressioni e le regressioni, le adesioni entusiaste e le repulsioni, le totali adesioni ed i noviziati faticosi.

I bambini in difficoltà

Per quanto riguarda i "soggetti che presentano difficoltà", la documentazione riveste un'importanza tutta particolare. Ha lo scopo di porre in evidenza le differenze, i bisogni diversi e quindi le diverse soluzioni che è necessario, di volta in volta, mettere in campo. E' la storia di una sezione in cui è inserito un bambino diverso. E' la storia di un bambino che sta cercando una propria strada. E' una storia sulla fatica, ed insieme sulla grande avventura, dell'integrazione.

In sintesi

In sintesi, secondo gli Orientamenti, le funzioni e le caratteristiche dominanti della documentazione sembrano essere principalmente le seguenti; essa:

  • serve a rendere visibile il progetto educativo.
  • coinvolge i soggetti interessati, ossia i bambini, gli educatori ed i genitori, il contesto sociale e culturale di appartenenza.
  • deve essere "agile" e, nel contempo, continua e può avvalersi di diversi strumenti e tecnologie "ampiamente diffuse nelle scuole".
  • consente e favorisce la riflessione ed il confronto: agisce sugli aspetti qualitativi della scuola.
  • rafforza la continuità.
  • è valida per la programmazione individualizzata per i bambini che sono in difficoltà.
A chi è rivolta la documentazione?

Gli interlocutori ai quali la documentazione si rivolge sono riconducibili a quattro:

  • Gli insegnanti: la documentazione serve per il processo, come detto, di autochiarificazione, di confronto; è anche punto di partenza per il lavoro futuro;
  • I bambini: la documentazione racconta la loro storia, i loro 'passi', le loro azioni, il loro sviluppo; in questo senso, essi, attraverso la documentazione, possono rivedersi, riconoscersi, interrogarsi sulla propria identità;
  • Le famiglie: in quanto 'utenti' di un servizio, i genitori hanno il diritto di conoscere non solo quanto avviene a scuola ma anche le ragioni delle scelte effettuate; la documentazione è anche un modo per creare un 'ponte' forte e costante fra casa e scuola;
  • Il contesto sociale e culturale: generalmente al termine dell'anno scolastico i materiali prodotti o le esperienze documentate vengono riposte in qualche armadio e sono inevitabilmente presto dimenticate (e quindi disperse e buttate); è importante invece conservare la memoria della scuola in quanto è essa stessa una componente essenziale di una determinata città o di un territorio. Potrebbe essere utile, a questo scopo, la realizzazione di centri di documentazione (presso la sede del Circolo didattico, la biblioteca cittadina, o altro) di un determinato ambito territoriale.
Perchè documentare?
Tre scopi principali per documentare

Le ragioni per cui la documentazione nella scuola dell'infanzia (e non solo in essa) è importante sono molteplici. Indichiamo qui, sinteticamente, tre scopi principali:

  • L'azione educativa e didattica come attività pensata;
  • La scrittura (nelle sue molteplici forme del 'lasciare traccia') come lavoro di autochiarificazione dei processi educativi e formativi;
  • La documentazione come strumento per mettere a fuoco i problemi che si presentano in situazione educativa.
La didattica come attività 'pensata'

Documentare nella scuola dell'infanzia è importante perché il lavoro che si svolge in essa è, e deve essere, un'attività 'pensata'. Con questo non intendiamo affermare che tutto deve essere previsto anticipatamente, a freddo e a tavolino. Non vogliamo nemmeno affermare che la documentazione si riduce, in sostanza, ad una cronaca anonima delle cose fatte.
E' vero piuttosto che documentare significa imporsi di riflettere sulla propria azione, su ciò che si pensa di fare, si sta facendo o si è fatto.
Conseguentemente, l'azione educativa diviene molto di più il frutto di una riflessione. Documentare significa pensare adeguatamente a ciò che si farà prima di farlo, prestare attenzione alle dinamiche che intercorrono mentre si sta svolgendo una determinata attività, oppure analizzare un po' più a freddo e a distanza su ciò che si è (appena) finito di fare. In tutti i casi, si tratta di una riflessione, per così dire, a distanza rispetto a ciò che si intendeva fare o si è fatto sul momento. Si ha la possibilità di riguardare con distacco ciò in cui ci si è trovati o ci si troverà immersi; significa effettuare un confronto fra lo scarto esistente fra le proprie intenzioni educative e ciò che effettivamente è avvenuto nella situazione pratica.

La documentazione come processo di autochiarificazione

Quando l'insegnante si trova nella necessità di presentare verbalmente la propria azione didattica a qualcun altro (ad esempio in occasione di un incontro fra insegnanti per il confronto e lo scambio di esperienze), oppure quando deve mettere per iscritto la propria esperienza didattica (o anche documentarla attraverso la raccolta di immagini, con l'utilizzo del videoregistratore, ecc.) si mette in gioco, si espone agli altri. Si trova costretto, in altri termini, ad individuare gli elementi di coerenza e di contraddizione della propria azione educativa. Documentare significa, da questo punto di vista, esporre, presentando con chiarezza metodologica e di contenuto, l'azione che è stata svolta in sezione o che si intende svolgere.
L'opportunità di presentare a qualcun altro la propria intenzionalità o le proprie pratiche educative, comporta la necessità di chiarire bene i propri scopi più profondi, così come i percorsi che si intendono attivare.
Allo stesso modo, la verbalizzazione attraverso la scrittura del proprio lavoro didattico (come è ad esempio la redazione di un diario della sezione) rappresenta l'occasione di autochiarificare i processi messi in atto nel proprio lavoro didattico.

La focalizzazione dei problemi

Dice il proverbio che la lingua batte dove il dente duole. E' inevitabile che, consapevolmente o inconsapevolmente, il focus della documentazione possa incentrarsi soprattutto sui problemi. Specialmente nella documentazione personale (come ad esempio il diario) potranno essere più facilmente evidenziati gli aspetti problematici che preoccupano maggiormente l'insegnante, oppure le situazioni che possono provocare incertezza, difficoltà, ansia. La documentazione diviene, in questo caso, lo specchio dei problemi da mettere meglio a fuoco nelle situazioni didattiche. La descrizione di un puntuale percorso didattico per un bambino in difficoltà segnala un'attenzione didattica mirata. La definizione puntuale di aspetti organizzativi può nascondere la corrispondente preoccupazione dell'insegnante. In modo simile, sorvolare su certi aspetti significa non ritenerli importanti, o anche, erroneamente, sottovalutarli e, appunto, non vederli.
In altre parole, la documentazione dell'azione educativa e didattica riflette sempre, inevitabilmente, la particolare prospettiva del suo autore.
Sappiamo anche che, a volte, può accadere di documentare (soprattutto nel caso, ad esempio, della presentazione dei materiali realizzati alle famiglie, oppure per la realizzazione di una mostra) solamente ciò che si vuole rendere visibile. Questo significa che, per il suo autore, alcuni aspetti della vita della sezione o singoli problemi vengono volutamente (o anche inconsapevolmente) taciuti.
Anche in questo caso, l'insegnante sa bene ciò che ha deciso di tacere o di negare e tutto dipende dall'onestà professionale per decidere se negare o meno il problema a se stesso. Oppure può non essere consapevole di ciò che ha taciuto, ma anche in questo caso basta, il più delle volte, il contributo di un supervisore esterno (ad esempio il direttore didattico, il coordinatore pedagogico) per confrontarsi sulla molteplicità dei punti di vista che la documentazione prodotta può lasciare trasparire.
In ogni modo, la documentazione (se non è troppo povera od eccessivamente occasionale e parziale) riflette, di solito in modo sufficiente, i pro e i contro dello stile educativo ed i problemi principali che si presentano in una determinata situazione educativa.

Criteri di validità della documentazione

Non esiste, in sé un modo valido ed uno inadeguato di predisporre i materiali di documentazione. Vi sono molti modi utili di produrre documentazione e ogni metodo è portatore di vantaggi specifici. Spesso viene scelta una determinata modalità di documentazione in rapporto a degli scopi prefissati.
Ad esempio, un cartellone serve per offrire una visione sintetica, immediata ed essenziale di un certo processo, una lunga descrizione si presta invece ad un'analisi più puntuale.
Allo stesso modo una videoregistrazione può servire per documentare dettagliatamente un aspetto particolare della vita della sezione (com'è organizzato il pranzo, oppure come avvengono i turni di parola durante il corso di una discussione in piccolo gruppo) oppure per proporre una visione generale e complessiva tesa, attraverso la raccolta di frammenti significativi, ad illustrare la vita del bambino in una giornata a scuola.

Criteri di validità qualitativa

Gli obiettivi della documentazione possono perciò essere, in diversi casi, differenti.
Ugualmente, ci pare utile indicarne alcuni che hanno un carattere più trasversale, ossia che presentano, in linea di massima, una validità generale.
Occorre anche notare che non tutti gli obiettivi prefissi hanno lo stesso peso. Possiamo affermare che la documentazione costituisce sempre una ricerca, una raccolta di dati e informazioni e una riflessione su una certa situazione educativa e didattica. E, conseguentemente, è evidente che non tutte le modalità di raccolta delle informazioni e dei dati risulta alla pari efficace. Alcune modalità, anzi, sono più pertinenti di altre, più utili ai propri scopi.
Proponiamo qui di seguito due tipologie di criteri di validità della documentazione.

Criteri contestuali

A volte la documentazione può presentare una inadeguata quantità di dati, può essere carente di informazioni, oppure può fornire solamente dati parziali. In questo caso sarebbe fuorviante e rischioso prendere una parte per il tutto. In altri casi, lo stesso soggetto che produce i materiali di documentazione può non cogliere appieno la complessità della situazione descritta e presentata, non è in grado di evidenziare i punti chiave significativi della situazione descritta e dell'ambito fatto oggetto di analisi.
Oppure ancora, il materiale prodotto si propone solo come documentazione 'di facciata', teso esclusivamente a 'fare bella figura' e privo di elementi critici e problematici. Anche in questo caso si tratta di materiale debole perché si limita a cercare conferme esterne senza mettersi in discussione; in altre parole, si tratta di materiali autoreferenziali, privi di elementi analitici che possano favorire i processi di autochiarificazione a cui più sopra si accennava.
Per questi motivi è opportuno:

  • Definire il contesto di analisi: non si può raccogliere tutto e di tutto. Occorre raccogliere (raccontare) ciò che si ritiene che sia significativo della propria azione educativa e didattica svolta. In questo modo è possibile cogliere la prospettiva ed i punti di vista dai quali prende le mosse l'educatore e le pratiche educative attuate.
  • Mantenere ampio, per quanto possibile il contesto di analisi, descrivendo / illustrando in modo adeguato il percorso seguito ed il processo messo in atto: in questo modo sarà possibile cogliere situazioni, variabili e fattori aperti, in grado di consentire una lettura più ampia e la possibilità di effettuare analisi da una molteplicità di punti di vista.
  • Attribuire ai materiali di documentazione un valore deliberativo. In altre parole, è importante che chi produce il materiale di documentazione non abbia solamente uno scopo descrittivo e di conferma di quanto ha fatto (evitando di muoversi quindi, come detto, in una prospettiva di autoriconoscimento), ma sia in grado di rileggere 'a distanza' e 'a freddo' il proprio materiale nella prospettiva di prendere decisioni migliorative relativamente a quanto sta attuando o ha attuato.
Obiettivi pedagogici

Uno dei rischi più forti è quello di andare più o meno consapevolmente alla ricerca, attraverso la produzione di materiali di documentazione, della conferma anticipata. E' ciò che è stato definito come l'effetto Pigmaglione, che consiste nel prevedere in anticipo che cosa accadrà per poi constatare che è accaduto esattamente ciò che ci si aspettava. In altre parole, la documentazione dovrebbe rappresentare una condizione di ricerca anche per chi la mette in opera: documentare significa rileggere con occhio più distaccato ciò che è stato fatto per cogliere significati e ragioni che non erano del tutto consapevolmente presenti nel momento in cui veniva attuata l'azione educativa e/o didattica.
Un altro rischio, conseguentemente, è di fornire una spiegazione univoca dei fatti documentati.
E' necessario invece che il materiale documentario possa essere interpretato da diverse prospettive e diversi punti di vista.
Alla luce di queste considerazioni, ci pare utile proporre, anche in questo caso, alcuni criteri guida.

  • La documentazione si propone come un autentico processo di ricerca sulla qualità educativa: serve a comprendere che cosa è in luce e che cosa è in ombra, quali sono gli aspetti validi ed adeguati e quali invece ancora carenti e da migliorare, quale stile dominante caratterizza la propria azione formativa, e così via.
  • La documentazione dovrebbe rispecchiare ciò che l'educatore non riesce immediatamente a vedere, evidenziando anche le variabili implicite dell'educazione. Può evidenziare se, ad esempio, nella vita quotidiana in sezione presta più attenzione agli aspetti organizzativi o a quelli relazionali, se cura maggiormente un ambito rispetto ad un altro, se presta attenzione alla sezione nel suo complesso oppure se considera i bambini individualmente e così via. Può cogliere degli aspetti nascosti del suo stile comunicativo o del modo di rapportarsi con singoli bambini oppure lo stile di approccio di determinate situazioni didattiche, ecc. La documentazione rappresenta, in questo senso, un'occasione per guardare con un altro occhio ciò che si sta facendo o ciò che si è fatto.

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