un facilitatore racconta la sua esperienza

Suggestioni e sensazioni del fare formazione: un articolo di Bruna Laudi

di Bruna laudi
Di seguito riportiamo l'articolo scritto da Bruna Laudi, facilitatrice e formatrice del  GIS, sulla sua esperienza nel ruolo di formatore.

Solitamente, dopo un'esperienza di formazione in una scuola, si redige una relazione in cui si racconta quali argomenti si sono trattati, si analizza il rapporto con i docenti – discenti sulla base di questionari che vengono analizzati, tabulati e da cui si spera di avere indicazioni preziose per interventi futuri in altre scuole.

Confesso che l'operazione descritta alla lunga diventa noiosa e ripetitiva e, da un po' di tempo, tendo a procrastinare il momento della relazione, fino a renderlo superato ed inutile. D'altra parte l'esigenza di riflettere sulle esperienze fatte, di osservare aspetti positivi e criticità, di confrontare la propria attività di formazione con quella di colleghi che hanno operato nella tua zona di competenza e di cui quindi hai potuto osservare il lavoro come spettatore, è molto forte e mi ha spinta a cercare di riordinare le mie impressioni in modo organico.

LE EMOZIONI DEL FORMATORE

Ogni volta che vengo chiamata in una scuola per far conoscere il cooperative learning mi sento investita di una responsabilità che mi impegna a organizzare nei minimi dettagli le ore o le giornate che devo passare con i nuovi colleghi. Si alternano il timore di deluderli, il desiderio di coinvolgerli, la consapevolezza del disagio che si sta vivendo nella scuola negli ultimi anni e il rischio conseguente di dover rapportarsi con persone arrabbiate e, a volte, frustrate. Per questo è fondamentale il primo approccio, suscitare empatia, pensare la prima attività come una sorta di imprinting, che condizionerà tutto il lavoro. In questo senso è stato magistrale l'insegnamento di Norm Green, che riusciva a coinvolgere tutti con la sua simpatia, con l'entusiasmo e con la gioia di vivere. Ho imparato da lui a coinvolgere i riottosi con una parola, con un sorriso, con un apprezzamento.

Ho sempre pensato che l'insegnante deve essere anche un po' attore, vagamente narcisista e che non si debba prendere troppo sul serio (questo in realtà dovrebbe valere anche per altre professioni), pur nel rispetto di un rigore estremo nell'adempimento dei suoi doveri.

Ma il cooperative learning non deve apparire come un insieme di attività ludiche più adatte ad un campo estivo di boy scout che ad una scuola seria che vuole formare menti sapienti e critiche: ed allora diventa fondamentale la cura nella preparazione dei materiali, la scelta delle letture e delle tecniche. Il continuo lavoro meta- cognitivo per rimandare ciò che si sta facendo a ciò che quotidianamente avviene in classe: perché in ogni momento deve essere chiaro che tutto è riproponibile, con gli adattamenti che il docente riterrà giusti, che neanche un minuto del tempo che si sta usando andrà perso.

Infine è fondamentale non essere dispersivi ma, contemporaneamente, rispettare i tempi della discussione perché nei nostri incontri gli insegnanti scoprono la gioia di parlare del loro lavoro in modo nuovo, diverso da quello dei consigli di classe o dei collegi docenti: parlano di se stessi e delle proprie ansie rispetto al lavoro in modo sereno perché non si sentono giudicati. In questi anni ho imparato a non pretendere di fare in un pomeriggio tante attività con un'ansia da prestazione che induce apprendimenti superficiali: d'altra parte ho anche capito che la discussione ha dei limiti temporali, che è fondamentale utilizzare tecniche che coinvolgano tutti con interventi personali. L”arte del tempo” l'ho appresa da Pier Giuseppe Ellerani, bravissimo nel gestire i tempi in modo tale che nessuno si annoi mai, che le giornate di lavoro passino senza un momento di noia.

Ovviamente non esistono regole e ricette, ma una strategia utile è quella di osservare i propri interlocutori per captare i segnali di fastidio o disagio o addirittura noia e correggere il tiro: spero non me ne voglia una simpaticissima collega di Montalto Uffugo (CS) se la cito. Questa signora è un'insegnante di materie linguistiche di scuola primaria, con molti anni di esperienza didattica, collaborativa ed attiva all'interno dell'Istituto: nonostante insegni italiano ha una passione per la matematica e non sopporta le disquisizioni eccessive, le analisi farraginose ecc.. Per me era il faro nella conduzione delle giornate: appena notavo in lei insofferenza o noia capivo che il tempo per un'attività era terminato, che bisognava cambiare, magari alternando brevi attività di tipo logico matematico (il mio incarico prevedeva “Apprendimento cooperativo e pensiero logico”). In ogni corso c'è sempre almeno un docente che ti dà “la misura”.

Un'altra esperienza molto interessante, sempre in Calabria, è stato il ritorno dopo qualche mese dal primo corso che si era svolto a giugno 2010: in questo secondo incontro gli insegnanti mi hanno mostrato le loro esperienze, ed ho partecipato ad alcune lezioni in classe, o assistendo ad attività organizzate dalle maestre o proponendo io stessa lavori che in seguito avrebbero potuto svilupparsi ulteriormente.

Per la prima volta ho raccolto i frutti del mio lavoro, ho ritrovato nei colleghi lo slancio e l'entusiasmo di cinque mesi prima e la simpatia dei bimbi sarà un ricordo indelebile.

È anche gratificante quando colleghi che hanno seguito i tuoi corsi ti scrivono per parlarti del loro lavoro, ti propongono la lettura di unità didattiche progettate in apprendimento cooperativo: e capita di leggere lavori bellissimi, su argomenti che esulano completamente dalle tue competenze, sapendo che il tuo ruolo è stato solo quello di fornire degli stimoli, delle tecniche che i docenti hanno fatto propri e sviluppato seguendo la loro creatività. Si provano emozioni analoghe a quando i propri figli piccoli iniziano a parlare e usano i suoni e le parole che tu gli hai insegnato per esprimere concetti nuovi, originali coi quali ti mostrano che stanno crescendo come persone indipendenti da te.

Infine è molto interessante specchiarsi nei propri colleghi formatori: organizzando corsi nella zona di Pinerolo ho avuto modo di essere osservatrice attenta e di capire punti forti e debolezze nella conduzione della formazione. Ho potuto osservare come a volte l'adrenalina iniziale ti faccia partire con un'esplosione di proposte e promesse e quanto sia forte il rischio di disperdere il capitale accumulato se non si organizza bene il lavoro nei gruppi scandendo i tempi e facendo frequenti revisioni e se non ci si siede con ciascun gruppo per monitorare l'attività e per superare insieme le criticità. Ho potuto apprezzare la creatività e la competenza di tante persone con cui ho avuto la fortuna di condividere un percorso.  

LE CRITICITÀ

Purtroppo il quadro idilliaco fin qui descritto presenta anche aspetti negativi: per le scuole è sempre più difficile organizzare la formazione, che da anni non compare più nei contratti sindacali degli insegnanti. Alcuni Dirigenti organizzano i corsi nelle ore dedicate alle riunioni collegiali, oppure sono gli insegnanti stessi che, sentendone l'esigenza, si adoperano per organizzare pomeriggi di studio in cui la partecipazione dei colleghi è assolutamente volontaria. Accade però che, se un corso si articola in più giornate, non siano mai presenti le stesse persone perché impegnate in altre riunioni: questo rende molto faticosa la programmazione e la rende dispersiva e meno produttiva. Mi è capitato in una scuola che, al termine della prima giornata, i docenti mi chiedessero di dedicare del tempo, in un ulteriore incontro, al confronto di mappe concettuali preparate dai gruppi sulle caratteristiche dell'apprendimento cooperativo: con pazienza a casa ho ricostruito le mappe al computer ed ho preparato delle slides che ho proiettato nell'ultimo incontro, come revisione finale del lavoro. Peccato che quel giorno non fosse presente nessuno di quelli che mi aveva richiesto il confronto e, al momento del feed back della giornata, alcuni dei presenti hanno criticato la proiezione giudicandola noiosa e di nessun interesse!

PROSPETTIVE

Sono convinta che il lavoro svolto in questi anni dal GIS (Gruppo per l'Innovazione Scolastica) sia stato fondamentale perché ha cercato di mettere in crisi l'idea di insegnamento trasmissivo. I formatori del GIS sono tutti insegnanti, che conoscono molto bene il mondo della scuola, che tutti i giorni si confrontano con le stesse difficoltà che angustiano i loro colleghi: però uniscono alla loro esperienza pluriennale il desiderio di innovare, di affrontare nuove sfide, di rifiutare la routine per mettersi sempre in gioco. Nella scuola, anche se con molte difficoltà, entrano insegnanti giovani, che non hanno nel loro bagaglio storico e culturale il desiderio di rinnovamento degli anni '70, che trovano una scuola appiattita sui voti e sul merito fine a se stesso, in cui non c'è più il tempo per progettare, in cui i docenti si sono ripiegati su se stessi e l'interdisciplinarietà è quasi impraticabile: è indispensabile che si creino occasioni di incontro e confronto con chi ha vissuto altre esperienze e altri sogni , non si è rassegnato e continua a credere nella scuola come comunità di crescita gioiosa dove i ragazzi possano realmente imparare ad apprendere.

 

Pinerolo, 19 agosto 2011 Bruna Laudi  (Cell. 3808252622 e.mail)

 

 























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