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Il secondo periodo: La comunità di pratica e di apprendimento (dal 2003-4 al 2005-6)

Il progetto inizia a evolvere ed a radicarsi sul territorio grazie al contributo del prof. Ellerani, che accetta di coordinare il progetto e la formazione degli insegnanti. Da adesso in poi non si tratta più solo di formazione, si lavora sull'ipotesi progettuale della costruzione di una rete di attori territoriali in grado di espandere le conoscenze attraverso la partecipazione ad una comunità di apprendimento e di formazione continua.

 

I corsi di formazione

A partire dall'anno scolastico 2003-4, aumenta l'offerta formativa, anche grazie al considerevole aumento dell'investimento finanziario. Non sono tutti corsi sulla metodologia, trattano tematiche diverse, ma in ogni caso sono sempre condotti con il cooperative learning e quindi con una partecipazione attiva dei docenti, che contemporaneamente al tema in argomento, imparano sempre nuove strutture che possono immediatamente trasferire nell'insegnamento della loro disciplina.  I nuovi formatori (prof.sse Mozzato e Riello), appartengono a Scintille.it.

 

Tab. 3 Corsi di formazione, formatori e partecipazione insegnanti 2003-4/2004-5/2005-6

2003-4                                                                                                  

  1. Base (Ellerani)                                                                 
  2. Valutazione autentica e portfolio (Comoglio)            
  3. Motivazione ad apprendere (Comoglio)                     
  4. Progettare un apprendimento significativo (Comoglio)                          
  5. Formazione facilitatori (Ellerani)                                                                                      

Tot. 401

 

2004-5                                                                                             

  1. Base (Ellerani)                                                                 
  2. Valutazione autentica e portfolio (Comoglio)            
  3. Motivazione ad apprendere (Comoglio)                     
  4. Comunità di apprendimento (Comoglio)                    
  5. Formazione facilitatori (Ellerani)                                  
  6. Studenti con difficoltà di apprendimento (Ellerani)  
  7. Gestione della classe cooperativa Ellerani                 

Tot. 488

 

2005-6                                                                                             

  1. Il cl nella scuola dell'infanzia (Mozzato)                    
  2. Valutazione autentica e portfolio (Comoglio)            
  3. Motivazione ad apprendere (Comoglio)                     
  4. Studenti con difficoltà di apprendimento (Riello)     
  5. Formazione facilitatori (Ellerani)                                  
  6. Supervisione alle zone     (Scintille.it)                                                                                  

Tot 262

 

Nel 2003-4, oltre al laboratorio di storia, già sperimentato con successo l'anno precedente, prende avvio quello sulle mappe concettuali. L'anno dopo, questo si divide in due moduli, di cui uno avanzato, che propone un percorso di organizzazione della conoscenza attraverso procedure cognitive e software per elaborare mappe concettuali. Lo conduce Enrico Masuelli prof. di lettere all'Istituto Vittorini di Grugliasco; supervisore della SIS; autore del Modulo1 ”Innovazione nella scuola e Tecnologie Didattiche” del Piano Nazionale di Formazione degli Insegnanti.

Inizia nel 2004-5 il laboratorio di educazione scientifica, aperto ai docenti dei vari ordini di scuola che vogliono costruire, in un'ottica di ricerca–azione cooperativa, un percorso formativo unitario e stabilire una serie di standard organizzati in progressione verticale, dall'infanzia al biennio superiore.

L'anno dopo (2005-6), sempre per l'educazione scientifica, si realizza un percorso integrato, tra scuola primaria e secondaria, in cui gli studenti delle scuola secondaria svolgono un'azione di tutor nei confronti degli alunni della scuola primaria.  L'obiettivo è suscitare interesse verso le scienze e offrire l'opportunità di fare "esperienze" nell'ambito chimico-biologico in laboratori attrezzati con sostanze e strumenti specifici, educando nello stesso tempo i ragazzi della scuola superiore all'assunzione di responsabilità verso i bambini e verso la scuola di appartenenza.

I corsi sull'educazione scientifica sono accolti con grande entusiasmo, sia per la carica innovativa che portano nelle discipline scientifiche sia per l'eccezionale bravura del conduttore, Marco Falasca, coordinatore del gruppo di educazione scientifica dell'ITI Majorana di Grugliasco, referente regionale del progetto pilota nazionale “Parole delle scienze”.  I due laboratori permangono anche negli anni susseguenti, con lievi modifiche sui contenuti; ogni anno si aggiungono nuovi insegnanti che si integrano nel gruppo “storico”, apportando nuove risorse al percorso formativo di tutti.

Ancora quest'anno, il gruppo di docenti che segue il laboratorio per la costruzione di un curricolo in verticale, si è riunito a scadenza mensili per confrontarsi, per aiutarsi reciprocamente a superare difficoltà e per crescere professionalmente.

 

Tab. 4 Laboratori disciplinari e numero partecipanti

 

Partecipazione insegnanti ai laboratori disciplinari

2002-3

storia

                                                                                                                                         Tot.  25

2003-4

storia

mappe concettuali

                                                                                       Tot.  68

2004-5

storia 

mappe 2 moduli

ed. scientifica

                                                           Tot. 100

2005-6

storia

mappe 2  moduli

ed. scientifica 2 moduli

       Tot.  85

 

I laboratori disciplinari hanno costituito una pietra miliare nel percorso di crescita degli insegnanti. Infatti, per superare i problemi legati all'introduzione del cooperative learning all'interno delle classi c'è bisogno di un supporto operativo metodologico, successivo alla prima formazione. Attraverso i laboratori, alcuni facilitatori, riconosciuti come leader autorevoli per la ricchezza della loro esperienza, hanno fornito ai colleghi un fondamentale sostegno per la riorganizzazione della propria disciplina nella prospettiva dell'apprendimento significativo.

 

Nel corso del 2003-4 nascono le zone, si individuano i docenti facilitatori e viene istituito quella che verrà definito “lo sportello” sul territorio.

 

Le zone, i facilitatori, lo “sportello”, il portale

Il territorio della provincia viene suddiviso inizialmente in 5 zone (Chivasso, Grugliasco, Pinerolo, Torino, Val Sangone-Val di Susa) che cominciano ad agire come soggetti autonomi. Gli insegnanti che partecipano all'attività formativa vengono distribuiti nelle zone di provenienza, alle quali afferiscono per la crescita delle loro sperimentazioni. Il decentramento territoriale diviene poco per volta una prassi sia per la dimensione post-corso, sia per la supervisione di follow-up e di sostegno degli insegnanti attraverso la rete. Da quanto gli insegnanti sperimentano nelle classi, si riparte per organizzare il percorso formativo successivo, con l'articolazione di approfondimenti su vari argomenti.

La Val Sangone, molto caratterizzata sulle scuole dell'infanzia e la Valle di Susa sulle superiori, dopo solo un anno si separeranno a causa della difficoltà, per gli insegnanti delle due vallate, di partecipare ad  incontri unificati.

Vengono individuati una ventina di insegnanti, tra quelli che, hanno avuto una formazione di base alla metodologia e una significativa esperienza di applicazione. Sono insegnanti disponibili a lavorare sulla loro zona, nella loro scuola, facendo da tramite con gli esperti. Per loro viene organizzato un percorso di formazione specifica al ruolo, che nel giro di pochi anni, li rende in grado di coordinare gli interventi formativi sul territorio di competenza, di sostenere e incentivare la pratica progettuale, proponendo piani di lavoro, modelli di valutazione autentica e stimolando la riflessione sulla didattica. Si arriva così una rete collegata ad un coordinamento generale, ma, a livello territoriale, autonomo rispetto al tradizionale modello di progettazione e di supervisione.

Si costituisce un team di progetto (si definirà così solo nel 2006-7), ne fanno parte il prof. Ellerani (Scintille.it) come formatore, i facilitatori, in qualità di rappresentanti del loro territorio di competenza e il referente della Provincia, l'ente che continua a finanziare in modo sempre più consistente il progetto (si arriva nell'anno scolastico 2004-05 a più di 100.000 euro).


Il gruppo, attraverso dei momenti di confronto e di discussione, coordina le attività su tutto il territorio, decidendo dove e come impiegare le risorse economiche a disposizione, considerando il livello di sviluppo e le diverse necessità formative delle scuole. Per tre anni i facilitatori verranno retribuiti con un piccolo compenso dalla Provincia, in considerazione dell'impegno necessario a coordinare ed organizzare la zona. Il contributo si ridurrà di anno in anno, fino a scomparire del tutto nell'anno scolastico 2005-6, dopo il quale le attività di coordinamento verranno svolte a titolo gratuito.

 

Ad iniziare dall'autunno 2004, vengono organizzati i primi incontri zonali per insegnanti, e anche di questi, la documentazione esiste solo nelle singole zone.  Si svolgono nelle scuole, scelte come capofila, sono condotti dai facilitatori e hanno l'obiettivo di far conoscere nuove strutture didattiche da applicare alla propria disciplina, di permettere una proficuo scambio di esperienze tra i docenti o più semplicemente di stimolare la formazione di altri colleghi al metodo.

Per cominciare a costruire una vera e propria comunità di pratica e di apprendimento bisogna impedire che il cooperative learning resti un'esperienza isolata a qualche classe o scuola.  I facilitatori sono ormai in grado di assumersi un ruolo di sostegno nei confronti dei colleghi, ma restano, comunque, esclusi gli insegnanti delle scuole più lontane dal territorio di intervento dei facilitatori o quelli di scuole ancora poco sensibili al cambiamento.


Lo “sportello”, struttura formalizzata per il sostegno collegiale, diviene lo strumento fondamentale per l'estensione e l'approfondimento della metodologia. Consiste in un esperto (la dottoressa Elena Ramonda, formatrice del sistema Confcooperative Piemonte), disponibile ad incontrare gruppi di docenti sul loro territorio.


Le inevitabili difficoltà iniziali di applicazione di quanto appreso nei corsi di formazione vengono così superate e la possibilità di supervisione di quanto si prova ad applicare nelle classi, corregge e migliora la conoscenza del metodo.

A distanza di alcuni anni, si può senza alcun dubbio, sostenere che, tra tutti gli interventi di sostegno forniti agli insegnanti, lo sportello è stato, quello che ha fatto la differenza, dando i risultati migliori. Ha rappresentato lo strumento fondamentale per i docenti che dovevano ancora fare esperienza nell'applicazione del metodo.  Lo sportello rimarrà attivo fino all'anno scolastico 2006-7.

 

A conclamare lo sviluppo del progetto a livello territoriale, nel gennaio 2005, il sito “www.apprendimentocooperativo.it, nato alla fine del 2002, passa alla gestione  diretta della Provincia. Diventa un vero e proprio portale destinato a raccogliere le esperienze, a facilitare il confronto, lo scambio delle esperienze e a dare visibilità a quanto si sta portando avanti in un ambiente virtuale in cui persone, spazialmente e/o temporalmente distribuite, si coinvolgono in un processo di apprendimento/insegnamento, costituendo una rete di attori territoriali in grado di espandere le conoscenze attraverso la partecipazione ad una  comunità di apprendimento e di formazione continua. Gli insegnanti vi trovano il resoconto delle loro attività e possono scambiarsi le buone pratiche ed i materiali in ambienti protetti, che costituiscono metaforici spazi di “palestra” per “apprendere facendo”. Risorse e saperi sono distribuiti, pur se in modo disomogeneo, fra tutti i membri della comunità e tutti partecipano alla costruzione del sapere comune.


Ormai si può parlare di una vera e propria comunità di pratica e di apprendimento.
La allora dirigente, del Servizio Istruzione della Provincia di Torino, dott.ssa Picchi, nel suo intervento al primo convegno del gennaio 2004, dichiara:

i comuni denominatori di questo progetto sono:

- l'omogeneità di un territorio;

- la necessità di confrontarsi con le problematiche di un territorio come dovere degli insegnanti, come dovere nostro, in quanto Ente Pubblico, e come diritto dei ragazzi;

- la trasversalità rispetto ai cicli di studio con la necessità di partire dalla scuola primaria, perché il comune denominatore dei ragazzi è caratterialmente il fare gruppo ed è bene che ciò avvenga anche nei loro percorsi di studio.

- il concetto di “rete”, ossia la necessità di portare la propria esperienza personale all'interno della scuola cercando di fare rete con altre scuole”

Dal suo inizio, il progetto ha coinvolto sino al 2005-6, 2245 insegnanti, dato, ancora una volta parziale, perché della formazione fatta nelle zone, non esiste una documentazione centralizzata.

Ma questi numeri non tengono conto di due eventi che hanno rappresentato momenti significativi per lo sviluppo del progetto: i due convegni del gennaio 2004 e del gennaio 2006, attuati con il contributo della Fondazione per la Scuola della Compagnia San Paolo. 

 

I convegni

Il Convegno “L'apprendimento cooperativo: esperienze e nuovi scenari” del gennaio 2004 esprime l'esigenza di avere un momento di confronto anche con esperienze condotte fuori provincia e oltre i confini nazionali, che possano dare un valido contributo a quanto si sta costruendo in provincia di Torino. Nello stesso tempo rappresenta un momento di pubblicizzazione tra gli insegnanti ancora non coinvolti, rilanciando con forza la proposta di una scuola diversa, dove insegnanti e studenti si ritrovino insieme per aprire strade nuove all'apprendimento.


Il convegno coinvolge circa 300 tra insegnanti, formatori ed educatori. Tra i relatori, oltre a Comoglio, Ellerani e Pavarin, c'è Norm Green della Niagara University, coordinatore della formazione insegnanti in otto paesi (in particolare, in Germania dove ha tenuto anche un'Accademia rivolta agli Ispettori Scolastici).


Alcuni dati per illustrare la partecipazione.

 

Tab. 5 Analisi della partecipazione al Convegno del gennaio 2004

 

materie

N.

scuola

N.

provenienza

N

sostegno

7

elementare

42

provincia

219

dirigenti

18

media

43

fuori provincia

9

diritto economia

16

superiore

123

fuori regione

12

formatori

14

università

22

fuori Italia

3

lingua straniera

18

altro

40

manca

57

altro

40

manca

30

 

 

manca

87

 

 

 

 

scientifiche

37

 

 

 

 

umanistiche

63

 

 

 

 

totale

300

 

300

 

300

 

 

Dalla tabella si evidenzia come ancora nel 2004, fosse maggioritaria la partecipazione dei docenti delle scuole superiori, target istituzionale della Provincia. Via via che passa il tempo, la proposta formativa trova sempre più adesione nella scuola dell'obbligo mentre, all'opposto, subisce un arresto nella secondaria di secondo grado, probabilmente a causa della rigidità dei programmi e dell'organizzazione scolastica.

 

Molto diverso, per intenti e risultati il convegno del gennaio 2006 “La settimana del cooperative learning”. Questa volta si vuole dare visibilità all'identità forte raggiunta dalle zone, che diventano protagoniste degli eventi. La giornata di avvio si avvale di importanti contributi e stimoli teorici, poi per tre giorni, sono proposti due eventi in contemporanea su zone differenti, che hanno lavorato su tematiche specifiche, connesse con il tema del cooperative learning.

Nella giornata conclusiva le zone presentano i lavori della settimana, integrati dal contributo dei relatori.


Comoglio (Università Pontificia Salesiana di Roma), Ellerani (Università di Urbino), Cacciamani (Università della Valle d'Aosta), Poggi, (Preside Facoltà Scienze della Formazione - Università di Torino), Siniscalco (Università di Torino), Maraschiello (Gruppo CLAS), Baldacci (Preside Facoltà Scienze della Formazione - Università di Urbino) danno il loro contributo. Questa volta partecipano agli eventi organizzati, 659 persone.


L'evento ha l'obiettivo di compiere una verifica sul percorso già attuato e di confrontarsi rispetto alla conoscenza e sulla radicalizzazione sul territorio del metodo.

 

Tab. 6 Analisi della partecipazione al Convegno del gennaio 2006

 

TORINO

N. partecipanti

ZONE

N. partecipanti

 Apertura

175

Chivasso

85

 

 

Grugliasco

77

 

 

Pinerolo

48

 

 

Torino

73

 

 

Val di Susa

35

Conclusione

140

Val Sangone

26

TOTALE PARTECIPANTI

315

 

344

659

 

La tabella evidenzia il diverso livello di sviluppo e di radicamento delle zone, molto avanzate le zone di Chivasso, di Grugliasco e Torino, più arretrata Pinerolo e  deboli la Valle di Susa  e la Val Sangone.

In sintesi, per illustrare la ricchezza degli eventi:
Nella zona di Grugliasco, Giuseppe Valitutti (Università di Urbino) coordina la discussione su: "La cultura dell'apprendimento scientifico in collaborazione”.

A Torino, Bianca Maria Varisco (Università di Padova) interviene su "Quali idee di competenza per la scuola?"

Nella zona di Pinerolo, in cui è attiva la Retepin che si occupa in modo prevalente di matematica, Angela Pesci (Università di Pavia) coordina un tavolo su "Lo sviluppo della cultura scientifica attraverso il cooperative learning. La ricerca in Italia".

In Val Sangone, che si caratterizza per una significativa esperienza sulle scuole dell'infanzia, Liliana Dozza (Università di Bolzano) e Quinto Battista Borghi (Dirigente Servizi Educativi del Comune di Torino) coordinano la discussione su "L'individualizzazione e la personalizzazione: il contributo del lavoro di gruppo nella scuola dell'infanzia”.
A Chivasso, Dino Cristanini (direttore de “l'Educatore") presenzia una tavola rotonda su "La valutazione autentica e la progettazione significativa attraverso le unità di apprendimento".
Infine, nella zona Val di Susa, il tema della discussione riguarda "Le competenze trasversali: le prospettive europee". Il coordinatore è Roberto Trinchero (Università di Torino).

 

Il percorso fin qui illustrato dimostra in modo evidente che centinaia di insegnanti, appartenenti a decine e decine di scuole, di ogni ordine e grado, hanno risposto a queste proposte, offrendo piena disponibilità a modificare comportamenti e a rinnovare la didattica.

E' a questo punto che la proposta formativa deve trasformarsi, l'obiettivo diventa quello di sviluppare coesione e riflessione attorno a pratiche che presuppongono un cambiamento nel modo nel modo di organizzare la classe, ma soprattutto negli apprendimenti.
La comunità di pratica è dunque il luogo dove si svolge il processo di apprendimento basato su un continuo scambio delle dimensioni del sapere e del saper fare, di teoria e pratica, di virtuale e reale. Si comincia a ragionare sulle difficoltà legate all'introduzione di un'innovazione.

Mario Comoglio scrive: “Una visione condivisa non preesiste alla comunità, non è imposta o viene dall'esterno. È qualcosa che si costruisce tramite l'apporto e il contributo delle visioni personali. La visione comune va scoperta, trovata, costruita: solo così può diventare ciò che effettivamente motiva e unisce l'impegno di ognuno”.

Ciò che caratterizza una comunità che apprende è il legame che unisce le persone tra loro. Si può affermare che in provincia di Torino, esiste ormai questo legame che si fonda sull'avere uno scopo condiviso. Esiste un'esperienza che ha trovato nuovo vigore, radicandosi sul territorio.


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