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Interdipendenza positiva

Nel cooperative learning è fondamentale l'attenzione nella strutturazione dell'interdipendenza positiva, ossia la percezione di essere collegati con altri in un modo tale che il singolo non può avere successo senza fare gruppo (e viceversa il gruppo non può avere successo senza il singolo).

Johnson, Johnson & Holubec la definiscono come “il cuore del cooperative learning”.
Le situazioni che vedono impegnati i singoli nel perseguimento di un proprio obiettivo, non implicano collaborazione, né competizione.

Rispetto all'interdipendenza negativa e all'assenza di interdipendenza, la condizione di interdipendenza positiva determina in ciascuno la constatazione di essere indispensabile per il gruppo, con ricadute positive, non solo sulla motivazione e sull'impegno, ma anche sulla qualità delle relazioni interpersonali.

Paul Vermette assegna all'interdipendenza positiva un significato anche affettivo. Questo approccio è in completa contraddizione sia con la teoria dei “giochi a somma zero”, ovvero della competizione, sia con la teoria della disposizione normale dei risultati in un gruppo, ovvero l'individualismo.
Attraverso la costruzione dell'interdipendenza positiva è possibile affermare che quando tutti gli alunni imparano di più, l'ambiente migliora per tutti, compresi i più brillanti che possono imparare, insegnando (Vermette P.,1998 in Ellerani e Pavan).

Per strutturare l'interdipendenza positiva in una classe, Johnson & Johnson precisano che all'interno di ogni lezione cooperativa gli obiettivi della stessa, devono essere stabiliti attraversi reciproci obiettivi di apprendimento (studiare i materiali assegnati ed assicurarsi che tutti i membri del gruppo apprendano i materiali assegnati). Per rafforzare l'interdipendenza positiva possono essere usate le ricompense condivise (se tutti i membri del gruppo raggiungono il 90% o più di risposte corrette, ognuno riceverà un bonus di maggiorazione del proprio voto), la divisione di risorse (assegnare ad ogni membro del gruppo una parte delle informazioni complessive richieste per completare l'incarico) e l'assegnazione di ruoli complementari - colui che legge, colui che controlla, colui che incoraggia, colui che sintetizza.
Sebbene possa assumere diverse modalità, l'interdipendenza è una necessità per usare con successo l'apprendimento cooperativo. Ci sono diversi modi per strutturare l'interdipendenza nei gruppi, in modo che gli alunni si sentano uniti e impegnati a lavorare insieme .

Johnson D, Johnson R. e Holubec E. hanno steso la seguente categorizzazione:

  • interdipendenza di scopo: si crea, quando gli studenti comprendono di condividere degli obiettivi e lavorano insieme per raggiungere un fine. E' cruciale che l'insegnante definisca la scopo chiaramente in modo che gli studenti lo possano capire e, avendolo capito, possano lavorare insieme per raggiungerlo.
  • interdipendenza di compito: quando i membri del gruppo, pur avendo uno scopo unico, si suddividono parti del compito da svolgere individualmente, finalizzandole all'obiettivo comune. (ad es. dovendo fare una relazione,uno preparerà dei lucidi, un altro un testo scritto, un altro la presentazione orale).
  • interdipendenza di ruolo: quando l'insegnante assegna agli studenti ruoli complementari ed interconnessi per aiutare il gruppo nel raggiungere il compito e nel costruire una relazione reciproca. Un gruppo (teoria di Bales) per funzionare, ha bisogno di assumere sia ruoli di compito (che aiutano il gruppo a raggiungere i suoi risultati) sia ruoli di relazione (che permettono ai componenti del gruppo di stare bene insieme). Purtroppo lo status e l'influenza interpersonale incidono sui ruoli che le persone assumono. Quindi assegnare i ruoli da parte dell'insegnante è fondamentale per assicurarsi che siano giocati ruoli di compito e di relazione, per insegnare a tutti i membri del gruppo le abilità necessarie, per assumere entrambi i ruoli, per dare l'opportunità a tutti di assumerli.
  • interdipendenza di informazioni e risorse: fare in modo che gli studenti condividano le loro risorse, le informazioni o i materiali. (ad es. un insegnante può dare a ciascun membro una parte differente di materiale oppure può chiedere ad ogni membro di produrre una parte differente delle informazioni richieste che saranno unite per raggiungere il risultato di gruppo).
  • interdipendenza di identità: quando per aumentare il senso di appartenenza si inventa un nome di classe, uno slogan, un “ban”, un motto, uno stemma o una particolare stretta di mano.
  • interdipendenza di fantasia: si costruisce dando agli studenti la possibilità di immaginare scenari o di sviluppare situazioni ipotetiche, che permettano di chiarire i propri valori e le proprie decisioni. Può essere usata per aumentare la motivazione attraverso il “sentire che facciamo tutti parte dello stesso contesto fantastico”.
  • interdipendenza di sequenza: si attiva, quando l'insegnante definisce una serie di passi che è necessario completare, un gradino alla volta per raggiungere l'obiettivo. In genere ogni membro del gruppo è responsabile di un gradino della sequenza (ad es. uno studente cerca una parola nel vocabolario, il secondo scrive la definizione, il terzo usa la parola in una frase).
  • interdipendenza di contesto: significa pianificare attentamente l'ambiente fisico per incoraggiare gli studenti a stare insieme nello stesso spazio.
  • interdipendenza di valutazione: quando, al termine di un lavoro, il gruppo riceve una valutazione che è ponderata sulla base dei risultati ottenuti da ciascun membro.
  • interdipendenza di celebrazione: si deve distinguere, quando gli studenti condividono un incentivo comune o un riconoscimento, da quando celebrano insieme il fatto di aver raggiunto un obiettivo. L'eccessivo uso di incentivi esterni sembra diminuire la motivazione intrinseca. Talvolta è utile invece celebrare insieme il successo poiché rafforza il senso di appartenenza al gruppo e il senso di autoefficacia ( Ellerani, materiali per la formazione degli insegnanti al cooperative learning, 2000).


Ciò che distingue il gruppo cooperativo da ogni altro gruppo è il fatto che i membri hanno un obiettivo comune da conseguire.

“L'interdipendenza positiva si attua quando l'individuo percepisce di essere unito agli altri, in modo tale che egli potrà riuscire in un dato compito solo se riusciranno anche gli altri (e viceversa), e/o di dover coordinare i propri sforzi con quelli degli altri al fine del completamento del compito.” (Johnson & J.)

Dal principio di interdipendenza deriva che l'impegno condiviso per raggiungere un obiettivo comune promuove positive relazioni tra i ragazzi, nel loro tentativo di ascoltare il punto di vista dell'altro, apprezzare o criticare una posizione, condividere un'esperienza comune.
Oltre a ciò l'interdipendenza promuove un impegno maggiore nel raggiungimento dell'obiettivo, in quanto lavorare con gli altri aumenta il senso di responsabilità verso l'obiettivo da raggiungere, a condizione che sussista tra i membri un atteggiamento di stima e attenzione reciproco.
Tuttavia, non sempre, un obiettivo condiviso può garantire l'efficacia del gruppo. Esso deve soddisfare alcune caratteristiche:

  • essere soggettivamente percepito come tale da richiedere il contributo di ogni membro del gruppo. In molte situazioni di lavoro (o di vita quotidiana) i membri che fanno parte di gruppi, pur avendo obiettivi comuni, non vivono comportamenti di interdipendenza.
  • essere accettato o condiviso da tutti i membri del gruppo. Il membro del gruppo che non accetta l'obiettivo, diventa, da risorsa preziosa e indispensabile per il gruppo stesso, un ostacolo che può pregiudicare lo sforzo comune.
  • essere complesso e sfidante. Il gruppo deve essere percepito come necessario rispetto all'obiettivo da conseguire. Esso si forma attorno a un obiettivo per il quale le forze individuali sono ritenute insufficienti. Gruppo e obiettivo devono essere strettamente relazionati. I compiti devono essere non solo complessi ma anche sfidanti, vale a dire 'attraenti e significativi'. Sono tali gli argomenti presentanti in forma problematica, che sollevano curiosità, desiderio di conoscere o sfidano le proprie abilità cognitive, problemi con più soluzioni possibili, ipotesi che sfidano credenze comuni, che creano dissonanza cognitiva con il pensare comune, che stimolano la ricerca, problemi 'reali', contestualizzati, con più livelli di difficoltà. Sono tali le attività che impegnano, quelle, cioè, che procurano un senso di soddisfazione in-teriore per il senso di autoefficacia che trasmettono quando vengono affrontate e risolte.
     
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