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L'eterogeneità

 

Mario Comoglio scrive che il cooperative learning predilige il gruppo eterogeneo e in particolare quello per differenze di capacità. Quest'ultimo è preferito perché offre maggiori possibilità di tutoring, di aiuto reciproco e di integrazione di diversità socio-culturali. Il gruppo eterogeneo è lo strumento operativo funzionale anche ad attività cooperative di competizione (Comoglio-Cardoso, Insegnare ed apprendere in gruppo, 1996).

Secondo Johnson, Johnson e Holubec i gruppi che mostrano differenze interne di back-ground, di livello di capacità e di sesso sono in grado di:

  • stimolare le attività di elaborazione dei contenuti, di memorizzazione a lungo termine, di riflessione e ragionamento;
  • promuovere l'assunzione e l'esercizio dei ruoli di tutor;
  • valorizzare la ricerca di prospettive diverse che favoriscono l'approfondimento dei contenuti da apprendere.

Cohen ricorda come i gruppi dovrebbero essere misti ed eterogenei in base al rendimento scolastico, al sesso e a qualsiasi altra caratteristica di status come la razza o l'appartenenza etnica.

Batelaan definisce l'eterogeneità dei gruppi come la strategia che mira a fornire struttura al metodo.

 

I gruppi eterogenei vengono di solito formati in modo da avere una distribuzione omogenea tra i gruppi nella classe e una micro classe in ogni gruppo.

In genere si preferisce utilizzare il gruppo eterogeneo perché:

  • offre le maggiori opportunità per un muto sostegno e insegnamento;
  • migliora le relazioni e l'integrazione tra sessi, razze e abilità;
  • rende più semplice la gestione dell'aula perché avere un in ogni gruppo uno studente con un alto rendimento è come disporre di un “aiuto insegnante” per ogni tre studenti.

 

 

 

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