Introduzione

A Marco Polo che sta descrivendo un ponte, pietra per pietra Kublai Khan chiede:Ma qual è la pietra che sostiene il ponte?”  “Il ponte” – risponde Marco Polo, -“ non è sostenuto da questa o quella pietra ma dalla linea dell'arco che esse formano“     (I. Calvino – Le città invisibili)


Molti brani della Sezione di questo portale, intitolata "Il cooperative learning" sono tratti  dalle tesi condotte presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Torino- corso di laurea in Scienze dell'Educazione di

  • Elena Ramonda, da qualche anno  formatrice di Confcooperative Piemonte - e
  • Elisa Dal Bò, che ha svolto il tirocinio dell'ultimo anno presso il Cesedi

Si ringraziano entrambe per il contributo offerto.

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Lo scenario economico, scientifico, sociale e culturale sta rapidamente cambiando. La struttura produttiva è in trasformazione continua, aumenta la velocità delle comunicazioni e ondate migratorie sempre più consistenti fanno, della società multiculturale, una realtà che deve divenire risorsa.

La crescita esponenziale dei saperi e la richiesta di aggiornamento continuo delle competenze rischiano di causare disorientamento nei singoli individui, che non sono in grado di rispondere alle richieste di una realtà articolata e complessa, attingendo esclusivamente alle risorse personali.

I cittadini di domani devono essere in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti. Non è più tempo per comportarsi in modo individualistico e competitivo, le situazioni che si vivono ogni giorno si affrontano meglio in modo cooperativo. Se si chiede ai datori di lavoro quali siano le qualità più richieste dai moderni posti di lavoro, risponderanno spesso il lavoro di gruppo, la capacità di collaborare e comunicare con gli altri in funzione di un obiettivo comune.

Come osserva Ann Brown (citata da Bertazzi, “La classe: comunità di persone che apprendono”, Isre, 2003): “Le capacità necessarie per il lavoro di gruppo, comprese le comunicazioni interpersonali, la capacità di negoziare, il lavoro di squadra, sono essenziali negli odierni ambienti eterogenei della scuola e del lavoro”.

Sfortunatamente, la scuola di oggi, spesso mette l'accento sulla competizione e sul profitto individuale, a scapito della collaborazione e del successo di gruppo.

La didattica tradizionale non riesce più a motivare i ragazzi e neppure a trasmettere conoscenza. Le nuove generazioni hanno bisogno di acquisire abilità nella gestione delle informazioni e delle relazioni interpersonali, devono “imparare ad imparare” per essere in grado di farlo tutta la vita. La scuola non può più essere solo il luogo dove acquisire conoscenze, deve adeguarsi al ritmo delle trasformazioni sociali e delle innovazioni tecnologiche che caratterizzano lo sviluppo della società contemporanea, deve formare competenze e capacità. Insegnare non può più significare “curricolo e istruzione”. Deve diventare anche gestire la classe, motivare gli studenti ad apprendere e cercare di soddisfare i loro bisogni individuali.

Il crescente interesse del mondo della scuola per l'applicazione di metodologie di tipo cooperativo, tendenti a valorizzare l'importanza delle interazioni sociali nel processo di insegnamento-apprendimento, è motivato da queste ragioni. Si deve favorire la cooperazione in modo da acquisire quegli strumenti cognitivi e quelle abilità relazionali necessari per cogliere, interpretare e gestire i cambiamenti e, quindi, per auto-orientarsi nei diversi ambiti del contesto sociale e lavorativo.

Il cooperative learning può rappresentare una risposta ai nuovi bisogni educativi e di formazione, aiutando a sviluppare le abilità relazionali, a migliorare il clima di classe e riconoscere il gruppo come strumento di crescita.

Collaborare (labor-cum) vuol dire lavorare insieme, il che implica una condivisione di compiti, e una esplicita intenzione di ‘aggiungere valore', per creare qualcosa di nuovo o differente attraverso un processo collaborativo deliberato e strutturato, in contrasto con un semplice scambio di informazioni o esecuzione di istruzioni.
Una collaborazione di successo prevede un qualche accordo su obiettivi e valori comuni, il mettere insieme competenze individuali a vantaggio del gruppo come tutt'uno, l'autonomia di chi apprende nello scegliere con chi lavorare e la flessibilità nell'organizzazione di gruppo. Perché ci sia un'efficace collaborazione o cooperazione, ci deve essere una reale interdipendenza tra i membri di un gruppo nella realizzazione di un compito, un impegno nel mutuo aiuto, un senso di responsabilità per il gruppo e i suoi obiettivi e deve essere posta attenzione alle abilità sociali e interpersonali nello sviluppo dei processi di gruppo.
Questa definizione sottolinea l'elemento di interazione caratteristico dell'apprendimento cooperativo. Per lo studente, il processo di apprendimento diviene, in questo senso, una modalità di imparare con gli altri: quando il gruppo è impegnato alla realizzazione di un compito, l'apprendimento individuale è il risultato dell'attività svolta dal singolo all'interno del gruppo. Diventa determinante l'organizzazione del lavoro attraverso la strutturazione del compito, che può essere scomposto in una serie di sottocompiti, a ciascuno dei quali può essere assegnato un gruppo di lavoro. Il soggetto agisce all'interno di due contesti: quello del gruppo di lavoro responsabile del sottocompito e quello del gruppo di lavoro responsabile dell'esecuzione dell'intero compito. La soluzione cooperativa ad un problema o un'attività presuppone il confronto e la discussione tra i componenti del gruppo.

        "L'uomo è un essere sociale, cioè un individuo che costruisce con altri
 individui le regole e gli accordi che   costituiscono la realtà sociale
".

Così si esprime Thelen H.A. (The classroom society. London: Croom Helm, 1981), per valorizzare l'esperienza del vivere con gli altri, che non è un fatto istintivo nei comportamenti umani, ma un aspetto che necessita di essere sviluppato e potenziato. Infatti è possibile dire che l'uomo è naturalmente cooperativo perché ha bisogno di un continuo confronto con le persone che vivono accanto a lui, ma non si può dare per scontato che cooperare sia per lui un valore acquisito e interiorizzato.

A questo proposito, non si può sperare che la buona volontà delle persone, la naturale propensione alla socializzazione, la gradevolezza di integrare la propria individualità in un gruppo, siano sufficienti a creare le precondizioni dello scambio tra gruppi e dentro i gruppi. Occorre piuttosto sostenere queste tendenze spontanee presidiando con grande accuratezza tutti quei fattori che possono permettere un affermarsi efficace della conoscenza e del comportamento attraverso l'azione e lo scambio dei gruppi.

In questo senso è importante individuare e comprendere le motivazioni che conducono la persona a cooperare e come queste motivazioni possano essere attuali nel mondo in cui ogni giorno vive, così da necessitare di essere sviluppate e potenziate.

L'esperienza del cooperare risponde a determinati bisogni individuali e sociali che l'uomo possiede e che necessita di vedere realizzati per crescere come persona, cittadino e lavoratore quali per esempio la costruzione di un'identità, la formazione in qualità di cittadino, la pratica di una cultura del lavoro, l'acquisizione di un metodo di lavoro. Allo sviluppo di tutti questi aspetti si appella la società in generale, ed in particolare la scuola che sta rivalutando e valorizzando le qualità che possono formare persone all'altezza di affrontare le sfide che il futuro porrà loro di fronte.

Nell'introduzione ad un loro recente articolo, A. Costa e R.M. Liebmann (1997) sostengono che 'la sfida all'educazione negli anni a venire, sarà quella di preparare gli studenti a vivere in un mondo dove le tendenze del passato non predicono più il futuro' (p. 32). In questo lavoro, i due studiosi insistono sulla necessità di sostituire una visione superata delle finalità della scuola con una visione più adeguata ed aggiornata (nel complesso, essi mettono a confronto sette coppie di vecchi e nuovi paradigmi' educativi) come risposta al riconoscimento 'che il nostro mondo sta cambiando a un ritmo sempre più rapido' (p. 32).

I concetti espressi da Costa e Liebmann riflettono quanto ormai un po' tutti gli esperti del mondo dell'istruzione/educazione riconoscono, e cioè che i profondi e vasti mutamenti che avvengono a tutti i livelli della società e le più recenti acquisizioni nel campo della psicologia della conoscenza e dell'apprendimento impongono oggi alla scuola la revisione radicale degli obiettivi di natura cognitiva fino ad oggi da essa perseguiti.

Fra gli obiettivi nuovi e più rilevanti si possono qui citare l''imparare ad imparare', il 'saper risolvere i problemi complessi e prendere decisioni', il 'saper esprimere un pensare di livello più elevato' (sviluppando anche le necessarie 'disposizioni'), l''acquisire capacità di auto-analisi, auto-valutazione e auto-controllo', ed altri.

Il conseguimento di tali obiettivi non è l'unico e neanche il più impegnativo di fronte al quale si trova oggi il mondo della scuola. Non si deve infatti dimenticare la necessità di trovare soluzioni di progettazione didattica che adattino gli obiettivi fissati alle esigenze dei singoli studenti - cioè che tengano conto della loro diversità in termini di stile cognitivo, di stile di apprendimento, di condizioni di sviluppo, di personalità di capacità intellettive, oltre che naturalmente della presenza di eventuali limiti di varia natura - pur nella prospettiva di interventi previsti per tutta la classe.

Sembra a tutti evidente che gli strumenti sia teorici che applicativi oggi a disposizione della scuola non sono adeguati a garantire la realizzazione di un progetto d'istruzione/educazione così complesso ed articolato. il metodo del Cooperative Learning può fornire un forte contributo a tale riguardo. I principi che esso esalta, i contenuti che valorizza e le soluzioni didattiche che adotta sono così solidi, ricchi ed originali da soddisfare il quadro delle esigenze educative richieste per il prossimo futuro.

Lavorando nei gruppi cooperativi, gli studenti sono guidati, ma non facilitati nello sforzo di apprendere. Essi affrontano situazioni complesse/sfidanti e a volte imprevedibili, e così facendo imparano a dare il meglio di sé scoprendo e valorizzando risorse personali insospettate. Il risultato è, innanzitutto, lo sviluppo e il potenziamento di abilità cognitive generalmente superiori a quelle richieste dalle attività proposte dalla scuola tradizionale e la loro applicazione dalla situazioni artificiose del contesto di classe a quelle più autentiche della vita reale. Inoltre, indotti a coordinare il proprio impegno con quello dei compagni per raggiungere determinati scopi, gli studenti col tempo imparano ad apprezzare il valore della responsabilità individuale, della collaborazione, dell'aiuto, dell'accettazione del diverso da sé del contributo dell'altro, della conoscenza come sforzo condiviso, elementi questi che sono alla base delle cosiddette 'comunità di apprendimento', verso le quali oggi gli esperti rivolgono una particolare attenzione.

 

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