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in collaborazione con:
Structural Approach

Spencer Kagan

psicologo clinico statunitense, professore di psicologia e pedagogia alla California University è considerato il teorico dell'approccio strutturale all'insegnamento cooperativo, sia nell'età evolutiva che nella formazione degli adulti.
Il primo lavoro di sviluppo delle strutture di Kagan nasce circa 25 anni fa da una ricerca sperimentale sulla motivazione alla socialità e sulla capacità di interazione dei bambini.
Questa impostazione si sviluppa dalla necessità di predisporre delle strutture di lavoro che garantiscano un'interdipendenza positiva effettiva, in modo da raggiungere alcuni dei principali obiettivi del metodo cooperativo: il coinvolgimento del maggior numero possibile di studenti, l'uguale partecipazione da parte di tutti, la responsabilità individuale.

Lo "Structural Approach" è caratterizzato da quattro componenti:
1. gli elementi;
2. le strutture;
3. le attività;
4. la progettazione della lezione.

1. Gli elementi sono descrivibili come azioni che possono avere come soggetto l'insegnante, un individuo, il gruppo, la classe o una coppia e come destinatari a seconda dei casi o l'uno o l'altro.
L'elemento è descrivibile come un'azione che può avere come soggetto l'insegnante, l'individuo, il gruppo, la classe o una coppia e come destinatari a seconda dei casi o l'uno o l'altro. "Elementi" dell'azione cooperativa sono la riflessione individuale, la discussione in coppie, la condivisione con la classe.

2. Una sequenza di elementi funzionale a qualche scopo costituisce una struttura. Le strutture "strutture" sono modi di interazione di gruppo quali la riflessione in coppia o con la classe; possono essere numerose e applicabili a obiettivi e contenuti diversi: alla costruzione del gruppo, della classe, all'introduzione della lezione, alla padronanza di qualche contenuto cognitivo, a una buona comunicazione, alla riflessione o all'acquisizione di una competenza specifica. Unite ad un contenuto, danno luogo ad un'attività. Dare alle strutture dei nomi propri permette a insegnanti e studenti di apprenderle e ricordarle più facilmente, nonché di distinguerle tra loro. Per esempio dire "Teste Numerate" è più immediatamente comprensibile e descrittivo che dire "Compagni di squadra si consultano prima di giocare la loro responsabilità individuale". Quindi un nome proprio alle strutture per quattro buoni motivi:
- gli studenti sanno esattamente cosa fare;
- sono più facili da ricordare;
- il nome facilita la comunicazione didattica tra insegnanti;
- la struttura diventa un curricolo quantificabile.
L'insegnante dispone di un'ampia gamma di strutture, che può modificare o ampliare. Inoltre poiché le strutture sono indipendenti dai contenuti e dalle attività, una volta che il docente si è familiarizzato con esse ha a disposizione un set di strumenti di progettazione che potrà utilizzare agevolmente nella predisposizione delle lezioni con un notevole risparmio di tempo.
Il ruolo dell'insegnante risulta quindi quello di impadronirsi di queste strutture (cominciando da una per poi aumentare progressivamente il proprio repertorio), di trasformarle in attività e di coordinarle nello sviluppo di una lezione.(1) La comprensione e l'uso di tali strutture gli dà l'opportunità di scegliere di volta in volta la tecnica più adeguata rispetto all'obiettivo educativo e didattico che vuole raggiungere: si utilizzerà, ad esempio, la Three Steps Interview per migliorare le argomentazioni di ogni singolo studente, la Discussione di Gruppo per sviluppare un pensiero comune, il Centre Piece per aumentare la creatività ed il pensiero di alto livello, il Co-op Co-op per sostenere la cooperazione, e così via.
La struttura è definita come strumento utile per progettare percorsi formativi; è considerata come modalità di organizzazione e strutturazione delle relazioni tra persone in gruppo in grado di ottenere o consentire esiti prevedibili. Ogni struttura è composta da più "elementi", cioè da alcune unità di lavoro cooperativo, delimitate nel tempo e circoscritte ad attività e compiti specifici.
Le strutture e le relative varianti, che rispondono ad esigenze diverse e possono svolgere funzioni diverse, sono distinte in sei tipi di categorizzate:
  • teambuilding o costruzione del gruppo;
  • classbuilding o costruzione della classe;
  • padronanza delle conoscenze;
  • competenze cognitive;
  • condivisione delle informazioni;
  • competenze comunicative.
3. Attività sono per esempio i giochi di conoscenza, di rafforzamento dell'identità di gruppo, di valorizzazione delle differenze individuali. Varie attività consentono di strutturare o progettare una lezione.

4. L'interazione di questi elementi permette di progettare in maniera efficace la lezione cooperativa. Varie attività consentono la strutturazione e progettazione della lezione da svolgere. 
"L'apprendimento cooperativo: l'approccio strutturale" (Edizioni Lavoro, Roma 2000) è il testo in cui sono descritti i princìpi che sono alla base dell'approccio strutturale. La lettura del libro può servire a facilitare il compito di chi intende progettare flessibilmente i processi di insegnamento-apprendimento. Lo scopo di Kagan era quello di proporre qualcosa di "spendibile", di utilizzabile concretamente e immediatamente in classe. Così si focalizzò sullo sviluppo di procedure che potessero essere utilizzate al di là del contenuto, al di là della materia specifica. Le precisazioni contenute nel libro possono favorire l'applicazione operativa nei concreti contesti formativi del sistema scolastico italiano, aiutando ad aggirare eventuali ostacoli.

Leggiamo dalla quarta di copertina del libro sopra citato:
"L'apprendimento cooperativo è una metodologia didattica che si realizza attraverso l'adozione di un set di strategie di progettazione e gestione formative che valorizzano l'impegno collaborativo, l'interazione e la responsabilità individuale dei soggetti in apprendimento. La lettura del volume permette di acquisire una visione completa delle caratteristiche dell'approccio strutturale all'apprendimento cooperativo e allo stesso tempo di disporre di tutte le indicazioni per la progettazione di percorsi formativi, fornendo una serie di attività didattiche già pronte, utilizzabili nei diversi ambiti dell'insegnamento: socializzazione, competenze cognitive, padronanza dei contenuti, competenze comunicative".

Il modello di Kagan si propone, quindi, come una struttura che mira all'organizzazione sociale della classe.
"L'approccio strutturale all'apprendimento cooperativo è basato sulla definizione e l'uso di molti e distinti modi, chiamati strutture, di organizzare l'interazione degli indivisui in classe. La definizione e l'analisi delle strutture permettono una progettazione sistematica di lezioni di apprendimento cooperativo. Le strutture ottengono risultati prevedibili nell'area scolastica, linguistica, cognitiva e sociale. Le strutture sono unità di costruzione per una lezione: esse sono combinate per formare lezioni multi-strutturali con risultati prevedibili. Molte persone hanno creato delle strutture; nuove strutture continuano ad essere sviluppate e vecchie strutture continuano ad evolversi".

La proposta di Kagan riconosce ed esplicita pienamente il ruolo strategico del docente,
"... la differenza essenziale tra l'approccio strutturale e tutti gli altri è che questi ultimi prevedono che gli insegnanti progettino o usino lezioni complesse, laddove l'approccio strutturale è basato su strategie didattiche molto semplici. Gli altri approcci prevedono che i docenti insegnino lezioni di apprendimento cooperativo, l'approccio strutturale prevede che i docenti facciano dell'apprendimento cooperativo parte di ogni lezione attraverso l'uso di semplici strutture" (pag. 18.).

E' compito del docente riempire di contenuti significativi le strutture e gli elementi cooperativi, scelti secondo il tipo di obiettivo e del grado di complessità, e proporre delle attività.
Kagan è un sostenitore delle intelligenze multiple , per questo suggerisce la progettazione di lezioni multi strutturali, che includano al loro interno un ampio numero di strutture, in grado di stimolare le diverse intelligenze e i diversi sensi degli allievi. "L'input deve essere multi-modale, deve interessare i diversi sensi perché alcuni studenti sono più portati per l'apprendimento visivo, altri per quello uditivo, altri per quello cinetico" (pag. 280); insiste sull'uso di simulazioni, film, mostre di prodotti finiti, domande provocatorie, esperienze contrastanti, interviste a compagni, presenza di esperti, ecc. Tra le strutture proposte, alcune servono per incoraggiare relazioni che favoriscono le intelligenze multiple, le intelligenze emozionali, le competenze cognitive di alto livello.
La disponibilità e la capacità di uso di un ampio repertorio di strutture dovrebbero consentire al docente di intervenire in modo specifico nelle situazioni di apprendimento del gruppo (modificando se opportuno le strutture già note o creandone delle nuove). Il docente scopre che ogni struttura ha il suo campo di utilità.

La individualizzazione e personalizzazione dell'apprendimento
Il cooperative learning, compreso l'approccio strutturale di Kagan, non mette in discussione la "classe", ciò che cambia è infatti l'organizzazione del lavoro in classe.

A differenza della classe tradizionale basata sulla lezione frontale, la classe che segue un apprendimento cooperativo è organizzata in gruppi di lavoro eterogenei per sesso, livello di apprendimento e provenienza sociale. Ciò faciliterebbe il trasferimento di competenze sociali, di informazioni e di conoscenze. La composizione ottimale del gruppo è di quattro unità, per consentire il lavoro a coppie di due, e la sua durata non dovrebbe superare le cinque o sei settimane. La formazione di eventuali gruppi di lunga durata dovrà essere accuratamente preparata dall'insegnante, anche mediante l'uso del test sociometrico
I gruppi suggeriti e preferiti sono quelli eterogenei (sono previsti anche gruppi casuali, di interesse e con linguaggio omogeneo). L'eterogeneità ha il suo modello: quattro studenti di cui uno di livello alto, due di livello medio e uno di livello basso. Gli aspetti positivi messi in evidenza sono: la facile gestione, la possibilità di lavorare in coppia e il tutoraggio o mutuo insegnamento in presenza di materiali nuovi o difficili.
Gli allievi più capaci svolgono la funzioni di tutor, a cui la ricerca più recente riconosce la valenza apprenditiva che permette di approfondire e consolidare le conoscenze, stimolati dalla opportunità e necessità di spiegare ad altri ciò che ritengono già di sapere. Gli alunni svantaggiati, viceversa, possono confrontarsi e misurarsi con coetanei che altrimenti non sarebbero disponibili. La relazione tra pari ridimensiona il timore di sbagliare, aiuta a tollerare le proprie incapacità e quindi a confrontarsi con i saperi.
Nel complesso l'organizzazione cooperativa in classe, sembra rispondere solo parzialmente alle effettive esigenze di individualizzazione e personalizzazione dell'apprendimento.
Non a caso Kagan raccomanda cautela e un uso limitato, persino occasionale, anche "per breve tempo", dell'apprendimento cooperativo, sia perché è ugualmente in grado di ottenere risultati sia perché può essere utilizzato per una parte del tempo scuola o per alcune discipline; inoltre, fatto questo ancora più importante, perché si integra facilmente con altre proposte di miglioramento della qualità della didattica e dell'apprendimento.
Per Kagan, infatti, è opportuno offrire una gamma di esperienze di apprendimento la più ampia possibile "Io vorrei che gli studenti diventassero flessibili così da cooperare, competere o andare avanti per conto loro secondo la situazione. Sarei contento se fornissimo agli studenti una gamma di esperienze di apprendimento la più ampia possibile, così che siano ben preparati ad adattarsi al loro ambiente e a modificarlo" (pag. 29).


  (1)Cfr. S. KAGAN, Cooperative Learning resources for teacher, University of California at Riverside CA, trad. it. L?apprendimento cooperativo: l?approccio strutturale,Roma, Edizioni Lavoro, 2000 (ed. -->
(1)M. COMOGLIO, Una modalità per includere: l'apprendimento cooperativo, in R. VIANELLO, M. TORTELLO, Esperienze di Apprendimento Cooperativo, Convegno Nazionale C.N.I.S – Torino, edizioni junior, 2000, p. 17.

 

  (2)JOSEPH D. NOVAK, D. BOB GOWIN, Learning how to learn, Cambridge University Press, tr. it. a cura di S. Caravita, Imparando a imparare, Torino, SEI, 1989 (ed. or. 1984), p. 10.

 MARIO COMOGLIO, MIGUEL CARDOSO, Insegnare ed apprendere in gruppo. Il Cooperative Learning, Roma, LAS, 1996, p. 191.


(1) MARIO COMOGLIO, MIGUEL CARDOSO, Insegnare ed apprendere in gruppo. Il Cooperative Learning, Roma, LAS, 1996, p. 311

(2)Cfr. S. KAGAN, Cooperative Learning resources for teacher, University of California at Riverside CA, trad. it. L'apprendimento cooperativo: l'approccio strutturale,Roma, Edizioni Lavoro, 2000 (ed. or. 1985).

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