La zona: notizie in breve, alcuni dati e i programmi
Le origini
Città del Piemonte, Torino è capoluogo regionale e dell'omonima provincia, sede arcivescovile e universitaria, grande centro industriale, commerciale e culturale fra i principali d'Italia, e conta circa 1.200.000. Si sviluppa dal crinale delle Alpi Cozie e Graie al Monferrato, dal massiccio del Gran Paradiso e dalla Serra d'Ivrea alla valle del Pellice.
Ufficialmente la storia della città inizia intorno al 27 a.C, con il nome romano di Augusta Taurinorum. Secondo le leggende quest'ultimo sorse sull'insediamento di Taurasia, mitica capitale dei Tauri, incendiata da Annibale nella lunga marcia di avvicinamento a Roma.
Augusta Taurinorum, essendo terra di ingresso in Italia, era in posizione strategica. Rappresentava l'avamposto romano verso le Gallie e era il centro delle principali vie di comunicazione dell'epoca verso il mondo transalpino.
La città venne disegnata con il tradizionale impianto ortogonale delle colonie romane, e cioè con isolati quadrati e una struttura muraria quasi quadrata.
Se nei primi secoli della sua storia la città prosperò nell'Italia pacificata da Roma, con la crisi dell'Impero la sua posizione strategica assunse maggiore importanza, causandole non pochi danni durante il conflitto tra Costantino e Massenzio e, alla caduta dell'Impero romano, al passaggio costante di orde barbariche, la città fu devastata più volte. L'arrivo dei Longobardi portò relativa quiete: Torino fu capitale di uno dei quattro ducati dell'odierno Piemonte e visse un paio di secoli di sufficiente quiete. Poi l'inevitabile scontro tra Longobardi e Franchi ebbe in Torino uno dei suoi terreni di battaglia. Dopo la sconfitta dei Longobardi e l'ascesa dei Franchi la città divenne sede giudiziaria.
Con la crisi dell'Impero si affacciò in città il cristianesimo: il primo vescovo di Torino fu San Massimo; la prima cattedrale, del IV secolo, sorse nei pressi dell'attuale Duomo e scavi recenti ne hanno portato in luce le fondamenta. In quel periodo la vita cittadina fu dominata dai monasteri e dalle figure carismatiche dei suoi vescovi, tra i quali Claudio, coinvolto anche in spedizioni contro le incursioni saracene
Dal secolo X°
Il X° secolo Torino divenne il centro principale della marca comprendente la val di Lanzo, l'Astigiano e la costa compresa tra Finale Ligure e l'odierno Principato di Monaco.
Mentre i Savoia rafforzavano il loro dominio nei territori tra Francia e Italia, Torino viveva l'ultima stagione di libero Comune raccolto intorno al suo vescovo. Nei conflitti tra Impero e Papato, che videro coinvolti Federico il Barbarossa e gli Ottoni, Torino si schierò via via con chi le garantiva l'indipendenza dal minaccioso potere dei Savoia e si trovò a subire l'egemonia della più ricca Asti.
Nel 1280 il libero Comune di Torino fu annesso al territorio sabaudo. . Furono anni di lotte continue tra i principi di Acaia, feudatari piemontesi, e il ramo principale della famiglia, quello dei conti di Savoia, ormai potenti sui due versanti delle Alpi, che terminarono nel 1418, con la vittoria dei Savoia.
L'avvento dei Savoia coincise, nel Quattrocento, con la trasformazione di Torino da piccola città, al centro di uno dei più importanti crocevia dell'Italia occidentale, in città di dimensione regionale. Nel 1404 i Savoia fondarono l'Università e nel corso del secolo trasformarono la città nel polo amministrativo ed economico dei loro domini italiani. Alla fine del secolo Torino contava 10.000 abitanti, che vivevano in una delle principali città di un ducato in difficile equilibrio tra i due versanti delle Alpi.
Il fatto che i sudditi dei due versanti alpini non parlassero la stessa lingua non facilitò le cose ai Savoia, costretti, di fatto, a una bipartizione nell'organizzazione interna. Chambery, capitale del ducato, e Torino, rivaleggiarono per molto tempo, con quest'ultima che poco a poco, si trasformò nel vero centro di potere sabaudo.
Emanuele Filiberto decise di portare la capitale a Torino, nel 1563, dopo il trattato di Chateau-Cambresis, che gli ridava il possesso dei suoi domini, al termine della lunga guerra tra Francia e Spagna. Diventata capitale di uno dei più ambiziosi stati assolutisti italiani, Torino fu radicalmente trasformata nel giro di pochi anni, per meglio rispondere alle esigenze dei Savoia.
Emanuele Filiberto, principe guerriero dotò immediatamente la sua capitale di una modernissima cittadella, realizzata nel giro di due anni, dal 1564 al 1566 su progetto di Francesco Paciotto. Sotto il regno di suo figlio, Carlo Emanuele, iniziarono le trasformazioni urbanistiche: il primo ampliamento cittadino, verso sud, con la costruzione dell'attuale via Roma, che conduceva da piazza Castello alla Porta Nuova, l'abbellimento del Palazzo Reale e la costruzione della nuova Galleria.
Il volto di Torino era dunque quello di una città in pieno fervore costruttivo, ma assolutamente controllata dal suo duca: chiunque volesse costruire nel nuovo ampliamento doveva obbedire alle indicazioni fornite da Carlo di Castellamonte, architetto di corte e autore delle splendide facciate di piazza S. Carlo. Nel nuovo ampliamento, a sottolineare la volontà razionalizzatrice del duca, era stato mantenuto l'antico impianto ortogonale romano. Ma l'ansia costruttiva di Carlo Emanuele si manifestò anche nel territorio, con la realizzazione della splendida Mirafiori e di Regio Parco.
Lo sviluppo di Torino conobbe una brusca frenata nel 1630, con la terribile peste che decimò gli abitanti. I regni dei successori di Carlo Emanuele furono deboli, funestati dalle morti precoci dei duchi e caratterizzati dalle reggenze delle Madame Reali (Cristina di Francia prima e Giovanna Battista di Savoia-Nemours poi). Cristina si appoggiò costantemente alla Francia per garantirsi la legittimità della Reggenza, con il risultato di avere una larvata occupazione dell'esercito francese della città
Nel 1659 iniziarono i lavori della Venaria Reale che, si disse, causò l'invidia dei Francesi, sempre pronti a distruggerla nelle guerre successive. Alla realizzazione della Reggia, nuova delicia extra-moenia, e degli arredi del Palazzo Ducale parteciparono numerosissimi artisti. Di lì a poco, nel 1666, sarebbe arrivato in città Guarino Guarini, l'architetto che con Filippo Juvarra avrebbe caratterizzato il centro cittadino.
La prima opera firmata dal Guarini è la Cappella della Sindone, negli anni seguenti avrebbe realizzato il Collegio dei Nobili (attuale sede del Museo Egizio), il Palazzo dei Savoia-Carignano (sede del primo Parlamento italiano) e la chiesa di S. Lorenzo con la sua splendida cupola.Nel 1684 salì al trono Vittorio Amedeo II. La crisi economica e l'incertezza politica, dovuta ai conflitti sempre latenti tra Francia e Spagna, caratterizzarono i primi anni del suo regno.
Tra il 1701 e il 1714 la guerra di successione spagnola mise a dura prova Torino, che si trovò a lungo assediata dai Francesi (fu in occasione di questo assedio che il duca promise alla Vergine la costruzione di una basilica sul colle di Superga se avesse liberato la città). L'assedio si protrasse dal 1705 al 1706 e fu tolto grazie all'intervento congiunto di Vittorio Amedeo e del cugino Eugenio di Savoia-Soissons, uno più brillanti generali del Settecento. Alle ultime fasi dell'assedio appartiene anche l'eroico gesto di Pietro Micca, che perse consapevolmente la vita per tagliare le strade della Torino sotterranea ai Francesi.
Il Trattato di Utrecht, nel 1713, trasformò il Ducato in Regno e assegnò ai nuovi re anche il dominio della Sicilia, pochi mesi dopo sostituita con la Sardegna: nasceva così quel Regno di Sardegna che tanta parte avrebbe avuto nella storia d'Italia. La capitale del nuovo Regno fu trasformata dal nuovo ambizioso re sotto la sapiente regia di Filippo Juvarra, uno dei maestri del Barocco italiano
(la nuova facciata di Palazzo Madama, i Quartieri Militari, la Basilica di Superga, le chiese di S. Filippo Neri e del Carmine, la splendida palazzina di caccia di Stupinigi).
L'avventura di Napoleone Bonaparte in Italia portò all'annessione dei territori sabaudi alla Francia, la città fu spogliata della sua cinta muraria, i beni ecclesiastici furono incamerati dallo Stato e Torino divenne una delle 25 principali città della Repubblica francese. Il Congresso di Vienna restituì Torino e il Piemonte ai Savoia e con il ritorno di Vittorio Emanuele I la città ritrovò il suo status di capitale.
Per salutare la Restaurazione e l'antico regime il re fece costruire la chiesa della Gran Madre di Dio, sull'altro lato del Po, di fronte all'odierna piazza Vittorio Veneto. Ma l'ancien regime non poteva essere più quello di prima: le inquietudini romantiche, le aspirazioni all'unità d'Italia, i movimenti carbonari e poi mazziniani erano i primi segni del Risorgimento.
Dal 1800 alla prima guerra mondiale
E alla morte di Carlo Felice, con l'estinzione del ramo principale dei Savoia, il trono passò al ramo cadetto dei Savoia-Carignano: divenne re Carlo Alberto, che in gioventù aveva acceso le speranze di patrioti e liberali.
Negli anni '30 il re si dedicò allo svecchiamento dello Stato: nel 1848 concesse la libertà di culto ai valdesi e, finalmente, lo Statuto. Ma il 1848 fu soprattutto l'anno in cui la dinastia sabauda si pose alla testa del movimento unitario italiano: Carlo Alberto, spinto dall'entusiasmo popolare e per controbilanciare le aspirazioni repubblicane presenti in settori influenti dei patrioti, dichiarò guerra all'Austria.
La sconfitta di Novara, nel 1849, pose fine al suo regno. Salì al trono il figlio, Vittorio Emanuele II, e con lui iniziò la stagione risorgimentale. Il suo primo ministro, Camillo Benso di Cavour, grazie a un'astuta tela di rapporti diplomatici seppe avvicinare la Francia alla causa italiana, contro l'Austria asburgica. Torino divenne il faro e il porto di tutti gli esuli e i liberali italiani, che anteposero alla causa repubblicana quella dell'unità d'Italia, da ottenere con la collaborazione del Re di Sardegna.
La Seconda Guerra d'Indipendenza, e la Spedizione dei Mille permisero, nel 1861, di inaugurare a Torino il primo Parlamento italiano: vi sedevano gli eroi dell'Unità d'Italia, da Giuseppe Garibaldi a Giuseppe Mazzini, da Alessandro Manzoni a Giuseppe Verdi. Torino, ornata a festa, accolse le genti di ogni parte d'Italia, accorse a celebrare la conquistata unità.
Nel 1864, in vista del definitivo trasferimento a Roma, la capitale del Regno d'Italia fu portata da Torino a Firenze. La notizia non fu accolta bene dai torinesi, che si riversarono per le strade dando vita a giorni di disordini. Dopo quattro secoli Torino perdeva il suo status di capitale dei Savoia ed era costretta a cercarsi una nuova identità. Il trasferimento della corte e di tutto l'apparato amministrativo aveva provocato una depressione dell'economia locale.
Nel 1884 l'Esposizione Generale, al Valentino, costituì l'occasione per far risvegliare la città dal torpore in cui era caduta: fu costruito il Borgo Medioevale e fu risistemato il Parco del Valentino. Nel 1897, in seguito alla grave crisi economico-finanziaria dei governi Crispi, entrarono nel Consiglio comunale torinese i socialisti. Fu una novità importante: il Comune ebbe una parte di primo piano nella trasformazione dell'ex capitale in città industriale.
L'amministrazione locale di quegli anni fu impegnata nel miglioramento dei collegamenti ferroviari, dell'istruzione, dell'assistenza sociale. In quegli anni nasceva anche l'industria automobilistica: la FIAT sorgeva sulla tradizione del piccolo artigianato piemontese, ma con forti spinte innovative, grazie alle intuizioni di Giovanni Agnelli. Accanto alla FIAT nacquero anche la Lancia e l'Itala. La municipalizzazione dei trasporti urbani e la statalizzazione delle ferrovie contribuirono alla nascita di un'industria meccanica torinese.
Torino divenne, al tramonto del secolo, il primo centro italiano in cui si sviluppò la nuova arte: il cinema. Qui furono infatti prodotti i primi film italiani e, nei primi vent'anni del Novecento, il cinema fu una risorsa di grande importanza. Il cinema a Torino coincise infatti con il primo divismo (tra le star lanciate Lydia De Robertis, Maria Jacobini, Lydia Quaranta; tra i film prodotti quelli tratti da Gabriele D'Annunzio) e i primi film di grande successo nazionale e internazionale.
La nuova città industriale attraeva popolazione dalle campagne e, nei primi anni del secolo cresceva al ritmo di 9.000 persone l'anno. Vennero realizzati quartieri operai, fu estesa la rete viaria, furono avviati corsi di formazione professionale. La prima guerra mondiale sorprese una Torino in pieno sviluppo e causò prima una depressione e quindi una ripresa economica. Ma gli unici settori che trovarono reale vantaggio alla fine della guerra furono il siderurgico e l'automobilistico.
Il fascismo e la seconda guerra mondiale
Gli anni che portarono al fascismo furono anche per Torino anni di crisi sociali: le agitazioni operaie erano seguite dalle repressioni. Nel 1919 furono fondati i Fasci torinesi, nel 1922 fu bruciata la sede di Ordine Nuovo la rivista diretta da Antonio Gramsci; poco dopo Mussolini prendeva il potere e a Torino, a dicembre del 1922, ci fu un ulteriore violento scontro tra fascisti e operai, che terminò con una caccia all'uomo nei quartieri di Nizza e S. Paolo. Durante il fascismo Torino continuò la sua espansione industriale e accolse immigrati veneti e meridionali. La politica coloniale del regime favorì lo sviluppo della FIAT, che seppe così superare la depressione causata dal crollo di Wall Street.
Nacquero, in questi anni, la moda, dalla tradizione delle "sartine" torinesi, e, soprattutto, la radio italiana, che da Torino trasmetteva i suoi programmi. Allo scoppio della seconda guerra mondiale l'industria torinese si convertì in industria bellica e scoprì il lavoro femminile. I bombardamenti del 1942 causarono una drastica riduzione della produzione; la riduzione del potere d'acquisto degli operai causò, nel 1943, una rivolta. A settembre dello stesso anno ci fu l'occupazione tedesca. La crisi del regime e l'occupazione nazista spinsero molti giovani verso le montagne, per la Resistenza. Il 18 aprile 1945 un grande sciopero paralizzò la città, il 26 aprile i partigiani iniziarono la liberazione di Torino, conclusasi il 30. Il 3 maggio gli Alleati entravano in una città già liberata.
Il dopoguerra
I primi anni del dopoguerra furono drammatici: patrimonio edilizio e fabbriche erano duramente danneggiati. Il Comune divenne costruttore realizzando, primo in Italia, nuove case popolari. La FIAT divenne un vero e proprio centro di potere con cui la città fu costretta a confrontarsi sin dai primi anni '50: la presenza del gigante dell'automobile aveva su Torino grandi ricadute di reddito e ricchezza, ma determinò anche conflitti che solo negli anni seguenti avrebbero trovato soluzione. Negli anni '50, grazie al potente richiamo della FIAT si verificò una nuova ondata di immigrazione, sia dalle altre regioni settentrionali (soprattutto Veneto) che dal Meridione.
La presenza degli immigrati meridionali determinò una serie di drammatici problemi, dall'abitazione ai servizi, a cui Torino era impreparata. Nel giro di un decennio Torino si trovò ad essere la terza città italiana meridionale, subito dopo Napoli e Palermo; l'arrivo disordinato e incontrollato dei nuovi residenti causò a lungo conflitti di mentalità e cultura, che la città ha superato nei decenni successivi, solo con grande difficoltà. Nel 1961, anno del centenario dell'unità, Torino era una città irriconoscibile. L'antica capitale dei Savoia superava il milione di abitanti, era uno dei maggiori poli d'attrazione industriale d'Italia ed era una vera metropoli economica. Gli anni '60 non sarebbero però stati facili. Al boom economico seguirono infatti tensioni sociali che sfociarono nelle proteste sessantottine e nell'autunno caldo degli operai.
All'inizio degli anni '70 i sindacati, che avevano ottenuto dopo l'autunno caldo importanti vittorie contrattuali, si trovavano ad avere posizioni di grande forza nelle fabbriche. Nel 1975 salì per la prima volta al potere una Giunta di sinistra, contemporaneamente la crisi petrolifera costrinse la FIAT alle prime cassa integrazioni.
Ai conflitti degli anni '70 ha fatto seguito la ripresa della FIAT, arrivata negli anni '80 a utili record grazie anche al lancio di nuovi modelli. Il volto di Torino è ulteriormente cambiato: i processi di ristrutturazione industriale hanno ridimensionato l'impiego nelle industrie a favore del terziario. Le dimensioni delle imprese sono diminuite, la ricerca, i servizi alle imprese, la finanza e la cultura sono i settori in cui Torino sta cercando nuove opportunità di crescita. La popolazione è diminuita: il censimento del 1991 segnala che i torinesi sono oggi meno di un milione.
Tra i nuovi torinesi figurano, nei primi anni del nuovo millennio, decine di migliaia di immigrati provenienti dall'estero, soprattutto Marocco, Senegal, Nigeria, Albania. La loro presenza ha sconvolto la società pacificata degli anni '80 e ha cambiato il volto di interi quartieri come San Salvario e Porta Palazzo. La sfida di Torino, impegnata a diventare polo d'attrazione culturale, turistico e del terziario, è l'integrazione dei suoi nuovi abitanti, diversi per lingua e religione, ma probabilmente nuova fonte di ricchezza e di scambio. Ed è una sfida che l'antica colonia romana, crocevia di strade e di persone, intende vincere in questo suo terzo millennio di storia.
il Po
veduta
ponte della Gran Madre
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