Torino: 6 Settembre 2010: La gestione della classe (conduce D.Pavarin)

Il 6 settembre 2010 presso la sede del CeSeDi si è tenuto il corso di formazione

LA GESTIONE DELLA CLASSE
 


organizzato da  Tiralarete, grazie al finanziamento della Provincia di Torino.

Il corso condotto da Daniele Pavarin (Lindbergh) era rivolto a docenti appartenenti a scuole di ogni ordine e grado.
Hannopartecipato circa 90 docenti. I problemi della gestione della classe sono stati affrontati in modalità cooperativa dai docenti intervenuti, che hanno avuto già confrontarsi su modalità, difficoltà, cambiamenti che questo problema costringe ad affrontare. Il corso non ha avuto una struttura chiusa e finalizzata a dare le informazioni durante una giornata, al contrario ha lasciato aperti molti interrogativi che spetterà ai docenti affrontare, tenendo conto delle proprie esigenze e della realtà della scuola in cui operano.
 
Contenuti del corso
Negli ultimi anni saper gestire la classe è diventata per gli insegnanti una necessità nella quotidiana attività didattica. Infatti i docenti si scontrano ogni giorno, sempre di più, con situazioni che non possono essere gestite dal tradizionale modo di fare scuola.
Una soluzione a questo problema può essere non tanto controllare i singoli studenti, ma creare contesti comunicativi e di apprendimento in cui le diversità presenti nella classe possano essere valorizzate.
Come dice Comoglio, “la riflessione sviluppatasi in questi ultimi anni ha portato ad una profonda revisione del modo di intendere la gestione della classe. Si può dire che si è assistito alla progressiva sostituzione della gestione intesa come insieme di abilità miranti soprattutto al “controllo” del comportamento degli studenti in classe, tramite l'applicazione di solito di meccanismi di gratificazione/sanzione, con una visione più ampia di tale concetto nella quale l'uso di una buona capacità di riflessione e di decisione dell'insegnante, l'acquisizione di più alti livelli di consapevolezza degli studenti come persone capaci di guidare da soli il proprio apprendimento e la propria condotta, e l'adozione di nuovi metodi e di nuove modalità di insegnamento/apprendimento acquistano una centralità assoluta per stabilire e garantire un idoneo ambiente di classe.

Si passa quindi da un'idea di “insegnante che controlla”, all'idea di “insegnante che riflette e pianifica”, mettendo al centro il “gruppo classe” e le sue dinamiche. Nella vasta quantità di azioni che l'insegnante predispone per promuovere un ambiente favorevole al processo di insegnamento/apprendimento, si distinguono tre tipi di azioni:
  • ciò che l'insegnante fa per “prevenire” situazioni o comportamenti di disturbo (per esempio, condurre lezioni in modo da interessare, coinvolgere gli studenti), ma anche per favorire lo sviluppo di appropriati atteggiamenti e disposizioni di natura prosociale (per esempio, accrescere il grado di responsabilità, di caring, di partecipazione, di collaborazione);
  • ciò che fa per “mantenere” per il tempo necessario un adeguato livello di attenzione (per esempio, dare un ritmo scorrevole e vario alle lezioni);
  • ciò che fa per “correggere” comportamenti che disturbano o disgregano il clima della classe (per esempio, richiamare o punire).
Il primo tipo di azioni è strettamente associato al problema della pianificazione e del metodo di insegnamento; il secondo alla professionalità riflessiva in situazione dell'insegnante, il terzo all'uso di modi efficaci per recuperare lo studente e riorientarlo al compito di apprendimento” .

In tal senso, possiamo definire come “interventi diretti” le azioni finalizzate al recupero dei comportamenti in classe, che chiamano in causa soprattutto le competenze comunicative dell'insegnante nel rapporto con gli studenti ed il suo porsi come modello di comunicazione efficace.
Sul versante di quelli che potremmo chiamare “interventi indiretti”, consideriamo sia le azioni che hanno una finalità preventiva, come ad esempio la progettazione di strutture e procedure di lavoro funzionali allo sviluppo di autonomia individuale e collettiva nei processi di apprendimento; sia quelle che si propongono di mantenere un clima positivo di apprendimento, adattando gli interventi alle situazioni specifiche, grazie ai processi di osservazione e revisione.

Tutte queste azioni si traducono in una capacità di intervento che va a comporre la complessità del saper gestire un gruppo-classe, una competenza che, per essere espressa al meglio, richiede la disponibilità degli insegnanti a lavorare insieme, condividendo obiettivi comuni. Solo attraverso la costruzione di una “visione comune” tra gli insegnanti l'eterogeneità della classe, a tutti gli effetti il problema più importante da saper gestire, potrà diventare una risorsa per l'apprendimento, e per l'apprendimento di tutti.

 


Il giorno successivo, 7 settembre, alla Casalegno si sono incontrati 32 docenti delle scuole di Tiralarete per dare seguito a quanto affrontato durante il giorno precedente. In questa sede si è cercato di individuare possibili percorsi che conducessero ad una gestione della classe partecipata e democratica.
I percorsi hanno tutti in comune un aspetto fondamentale del problema, ovvero la centralità dello studente. Infatti tra le linee di lavoro previste c'è l'attenzione ad una progettazione di attività di lavoro che punti alla qualità dell'apprendimento; l'utilizzo delle nuove tecnologie, il coinvolgimento delle famiglie nel processo di apprendimento.
 

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