apprendimentocooperativo.it
in collaborazione con:
Unità su Ludovico Ariosto
L’unità è stata realizzata dal prof. Angelo Chiarle per provare a mettere in pratica gli input ricevuti durante il corso "Progettare un apprendimento significativo", tenuto presso il CE.SE.DI. il 19-20-21 aprile 2004 dal prof.Comoglio.

ANALISI CLASSE E CONTESTO
Liceo Scientifico Statale «N. Bobbio» di Carignano (TO) - anno scolastico 2004/2005
classe: classe IV sez. B indirizzo P.N.I. - n. allievi: 24
Descrizione gruppo classe: classe con alcuni problemi disciplinari, con i quali nel Biennio erano falliti tentativi di introduzione del Cooperative Learning.Alla fine della Terza sembrava che la classe fosse finito in un “binario morto” in quanto a motivazione ad apprendere. Le lezioni frontali in classe risultavano estremamente problematiche. Soprattutto trasmettevano assai poco.
durata complessiva unità: circa 45 giorni
articolazione del percorso: l’unità è iniziata cercando di “agganciare” con discussioni su temi di attualità, vicini alla sensibilità dei ragazzi, enucleando una serie di domande essenziali formulate in modo da “spiazzare” al massimo i ragazzi, e costringerli a riflettere.

OBIETTIVI COGNITIVI
1. coinvolgere e motivare la classe allÂ’apprendimento;
2. potenziare il pensiero critico a livello individuale e di classe;
3. offrire ed esperire nuove modalità di apprendimento e di valutazione (valutazione autentica).

RIFLESSIONI FINALI DELLÂ’INSEGNANTE
I risultati sono stati oltremodo incoraggianti. La classe si è lasciata coinvolgere in modo assolutamente inatteso. La partecipazioni alle discussioni è stata sempre entusiasta, al punto che la pianificazione dell’unità è stata stravolta, in pratica il copione previsto non è stato seguito alla lettera. I ragazzi hanno ritrovato motivazione, hanno cominciato a credere un pochino di più in se stessi, come si può leggere dal Check-up di fine unità su Ariosto. Per me entrare in quella classe ha cessato d’essere un incubo. Non solo, ho ritrovato nuovi stimoli a leggere e approfondire argomenti a 360°.

RIFLESSIONI FINALI DEGLI STUDENTI
«Voglio che questa scuola mi insegni a riflettere!». (Marcello M.)
«Una cosa su cui ho capito di aver ancora bisogno di lavorare è il dialogo interiore con me stesso». (Matteo T.)
«Ho capito che un concetto povero può diventare ricco se lo si “incornicia” di collegamenti e riflessioni». (Giulia M.)
«Ho incominciato a riflettere su un’idea alla quale non avevo mai pensato, che la gelosia è amore, ma non è un amore profondo, di cuore: è soprattutto un amore di testa». (Laura B.)
«Mi sono accorto che la nostra vita si basa su tre azioni concatenate, che continuamente compiamo quasi inconsapevolmente: valutare, giudicare, scegliere. Poiché la nostra vita è fatta di continue scelte, […] non ci si può astenere dalla valutazione. […] Non esiste un giudizio assolutamente corretto […]: la valutazione potrà sempre avere un margine di errore». (Luca D.)
«Sono giunta a questa conclusione: credo che, finché non definirò bene la mia personalità, finché continuerò a non sapermela cavare da sola e ad aver bisogno in ogni circostanza di qualcuno, non potrò mai capire il vero senso di ciò che mi circonda». (Elisa C.)
«Il lavoro svolto in questa unità è stato affrontato nella maniera più interessante e coinvolgente che abbia provato nell’intera vita scolastica (fatte alcune eccezioni). […] Penso sia colpa del “vecchio” metodo di affrontare la letteratura se in pochi la amano. In queste settimane abbiamo affrontato non un programma scolastico vuoto e sterile, basato sullo studio della vita e delle opere di Ludovico Ariosto, ma abbiamo affrontato la vita. Ludovico Ariosto ci ha fatto da maestro: ci ha posto di fronte a delle domande, non a delle risposte. […] Penso che molte persone non abbiano capito l’importanza del nuovo metodo provato in queste settimane, ma qualcosa ha incominciato a muoversi. Qualcuno ha incominciato a farsi delle domande e la conoscenza, si sa, si raggiunge solo attraverso la curiosità». (Eloisa C.)
«L'’ironia è un artificio che ci dà la possibilità di alleggerire la nostra quotidianità. […] È un’arma che va usata con cautela [perché non diventi] come una sorta di giustificazione dei nostri insuccessi». (Luca G.)
«Funziona all’incirca come il guscio di una tartaruga: ti lascia un certo distacco dal mondo esterno. Per un certo tempo ti ci puoi proteggere e nascondere, ma ciò non significa che sei al sicuro. […] Ludovico Ariosto, pur essendo una persona ironica, non era certo immune alle “disgrazie” della propria vita». (Eloisa C.)
«Prima ero convinto che essere ironici fosse sinonimo di superficialità. Parlando dell’ironia di Ariosto, questa mia convinzione mi è stata completamente rivoltata. Sono arrivato alla conclusione che per essere ironici bisogna necessariamente conoscere a fondo il mondo, la società e i suoi vizi. Il vero ironico ha uno stretto contatto con la realtà». (Paolo T.)
«Grazie al lavoro svolto ho capito una cosa: sbaglio a non pormi delle domande sulla vita. […] Se ci si pongono tante domande, nella vita si diventa noiosi e complessati. Tuttavia, si capiscono anche tante cose…». (Annalisa N.)
«Grazie a queste lezioni penso di aver capito quanto sia difficile cercare di trovare dei significati a delle parole o delle risposte a delle domande, senza averle studiate da nessuna parte». (Veronica P.)
«Fino ad ora ho sempre pensato ai buoni risultati nello studio come a un fine, a un obbiettivo da raggiungere. Ora mi sono resa conto che la mia mentalità era molto ristretta ». (Valentina A.)

BIBILOGRAFIA DI RIFERIMENTO
- GRANT WIGGINS-JAY MCTIGHE, Fare progettazione. La “teoria” di un percorso didattico per la comprensione significativa. Edizione italiana a cura di MARIO COMOGLIO, Roma, Libreria Ateneo Salesiano, 2004, 289 pp.

- JAY MCTIGHE-GRANT WIGGINS, Fare progettazione. La “pratica” di un percorso didattico per la comprensione significativa. Edizione italiana a cura di MARIO COMOGLIO, Roma, Libreria Ateneo Salesiano, 2004, 378 pp.

In proposito; da un articolo di Ellerani dal siti del comune di Forlì

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