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Premessa
Le dinamiche di gruppo messe in atto dal lavoro in A. C. consentono spesso di raggiungere obiettivi insperati. Rendere i ragazzi partecipi e attivi nel processo di apprendimento costituisce un elemento motivante decisamente efficace.
Spesso però molti insegnanti si scoraggiano di fronte ad alcune dinamiche particolari che prendono forma nella realizzazione del lavoro cooperativo.
In alcuni casi si tratta di problemi strettamente correlati ad una inadeguata applicazione del metodo e tipici dei lavori di gruppo svolti in passato: uno lavora gli altri guardano, voti regalati a chi non li merita, tempi troppo lunghi, acquisizione parziale dei contenuti, assenza di un metodo di studio individuale. In altri casi si tratta di individuare soluzioni creative, pur mantenendo come riferimento costante gli elementi caratterizzanti del metodo.
Il caso
Affrontiamo in questo articolo il caso di un allievo passivo-aggressivo, secondo la classificazione del Brophy (1996), che danneggia scientemente l'attività del gruppo.
Come ho sempre fatto preferisco fare riferimento ad esperienze concrete e vissute piuttosto che teorizzare sull'efficacia del metodo. Racconterò a questo scopo qui di seguito di vicende realmente avvenute (usando nomi di fantasia).
La classe
In una classe di 21 allievi è presente un allievo ripetente di quelli che tenacemente si impegnano per ottenere i risultati più scarsi possibili: niente compiti a casa, niente studio, pochissima attenzione in classe. Nella stessa classe sono ovviamente presenti anche altri allievi in situazione di difficoltà, come quasi sempre avviene. Tra allievi certificati, o comunque con difficoltà di apprendimento, almeno altri sette. Durante i lavori di gruppo è presente l'insegnante di sostegno, che svolge anche funzione di Facilitatore per l'applicazione dell'A. C.
In occasione della prima esperienza di lavoro in Apprendimento Cooperativo, in prima media, spieghiamo bene agli allievi che nella valutazione verrà data molta importanza alle abilità sociali dimostrate, compresa la capacità di distribuire adeguatamente il lavoro. La procedura adottata è stata la seguente.
Con le condizioni stabilite per la valutazione, è chiaro che si crea un'interdipendenza molto stretta tra tutti i membri del gruppo: se uno di loro prende un voto basso ne subiscono le conseguenze tutti i membri del gruppo. Questo comporta dei rischi e richiede un lavoro di ponderazione molto attento, da parte dell'insegnante, nell'attribuire i voti. Tendenzialmente non si tratterà di giudizi espressi in termini assoluti, ma adeguati alle situazioni di partenza dei singoli allievi: un allievo che normalmente non proferisce parola durante le interrogazioni viene valutato positivamente se espone chiaramente una parte anche molto breve e molto semplice.
L'attività
Gino, il nostro allievo ripetente, durante il lavoro di ricerca perde però molto tempo facendo disegnini sul quaderno invece di leggere la sua parte. Già in questa fase i compagni si arrabbiano con lui, ma non dicono nulla agli insegnanti. Questi, pur avendo notato la situazione, lasciano fare, per vedere se gli allievi trovano una soluzione adeguata o se sono loro stessi a rivolgersi agli insegnanti.
Quando si tratta di compilare il cartellone Gino non ha nulla da scrivere e la sua parte deve essere rapidamente letta e riassunta dai compagni. Al momento della relazione la sua valutazione è molto bassa. A questo punto scoppiano le proteste dei compagni, soprattutto di quelli abituati a prendere voti molto alti. Gli insegnanti fanno notare che le abilità organizzative e sociali erano proprio uno degli elementi dichiarati come fondamentali per la valutazione. Nel gruppo la distribuzione del lavoro e l'aiuto verso i compagni in difficoltà non ha funzionato. I compagni di Gino riferiscono però che hanno tentato di spingerlo a lavorare, ma non ha proprio voluto collaborare in alcun modo. Gli insegnanti spiegano che in quel caso sarebbe stato opportuno chiedere il loro intervento. Il giudizio viene lasciato in sospeso.
Il giorno successivo Gino era piuttosto malconcio, perchè aveva subito una giornata intera di rimproveri da parte dei compagni. Gli insegnanti decidono di attribuire un voto leggermente superiore alla media matematica, per compensare le difficoltà della prima esperienza con l'applicazione di questo metodo di valutazione, lasciando però che il voto definitivo sia comunque influenzato anche dal voto di Gino. Avvertono però tutta la classe che nelle successive esperienze i gruppi devono ottenere come risultato la partecipazione di tutti. In caso di reale impossibilità causata dalla scelta consapevole di uno dei membri di danneggiare il gruppo, occorre chiedere l'intervento dell'insegnante, che valuterà se decretare la fuoriuscita dal gruppo di questo studente. Ovviamente la nostra era una minaccia che speravamo di non dover mai applicare, perchè avrebbe significato il sostanziale fallimento del metodo per quell'aspetto che prevede l'integrazione delle situazioni di difficoltà, d'altra parte sarebbe stato un motivo in più di emarginazione per Gino, oltre che ingiusto, lasciare che la sua volontà dolosa danneggiasse tutto il gruppo.
Evidentemente l'estraniazione dal gruppo dei coetanei è stata una prospettiva molto più indesiderata di qualunque altra solitamente prevista a scuola. Durante la successiva esperienza di lavoro di gruppo Gino si è impegnato al punto prendere 80/100 nella relazione orale e 70/100 nella verifica scritta individuale. Si è anche scoperto che è un abile disegnatore. I disegnini che faceva, invece di studiare, durante il primo lavoro di gruppo erano in realtà molto belli. I compagni e gli insegnanti gli hanno chiesto di svolgere un ruolo importante nell'impostazione grafica dei cartelloni, valorizzando così questa sua abilità.
Gino è così diventato un compagno molto desiderato dai compagni durante la formazione dei gruppi. Purtroppo questo non ha inciso sul suo rendimento scolastico in genere: ha continuato ad accumulare insufficienze in tutto ciò che richiede un ordinario impegno scolastico, ma ha sempre ottenuto voti medio-alti in tutti i lavori di gruppo, ed anche nelle verifiche individuali conseguenti a questi lavori.
Credo sia a questo punto una domanda retorica chiedere se esperienze come questa non debbano costituire elementi di riflessione per noi insegnanti.
Prof. Claudio Berretta