Apprendere la Matematica attraverso il Cooperative Learning: una esperienza didattica in una scuola della Tanzania


Apprendere la Matematica attraverso il Cooperative Learning:
una esperienza didattica in una scuola della Tanzania

Riassunto tesi di laurea magistrale – candidato Alessandro Spagnuolo

Questo lavoro nasce dalla collaborazione tra un gruppo di docenti e studenti delle Università di
Ferrara, Bologna e Bari impegnati nel campo della Didattica della Matematica e della Fisica e
l'associazione AKAP (Associazione Karibuni per l'Assistenza alle Popolazioni), una Onlus della
provincia di Rimini attiva dal 2006, che si prefigge obiettivi di sviluppo e cooperazione a livello
nazionale e internazionale.

Dal 2010 è attivo un progetto di cooperazione internazionale in Tanzania a sostegno dell'istruzione
pubblica, attraverso una collaborazione diretta con la scuola secondaria di Daudi, situata nel
villaggio di Gwandummehhi, in una zona rurale della Tanzania nord-occidentale. Tale progetto si
articola in due sezioni principali: una basata sul sostegno economico, attraverso sia il finanziamento
di borse di studio, sia l'acquisto di libri di testo e supporti didattici; l'altra incentrata sulla
promozione di una didattica di qualità nelle discipline scientifiche (Matematica e Fisica) mediante
la programmazione dei Laboratori didattici in Tanzania.
Questi laboratori si inseriscono all'interno di un contesto educativo i cui metodi d'insegnamento si
basano principalmente sulla lezione frontale (retaggio del sistema anglosassone imposto durante
l'epoca coloniale) nella sua accezione più estremizzata: il sapere è qualcosa che può essere
trasmesso semplicemente riportando alla lavagna quanto è scritto sul libro di riferimento, gli
studenti copiano le nozioni sul quaderno, e ciò è sufficiente per avere la certezza di aver trasferito
loro conoscenza. Per di più, data l'alta affluenza con classi composte da circa 60-70 unità, si tende
ad utilizzare questa metodologia didattica in quanto più facile da gestire e, apparentemente, più
produttiva. Le finalità di questo intervento mirano a mettere in discussione tali pratiche e a fornire
stimoli e proposte innovative per un miglioramento della didattica in grado di motivare e interessare
docenti e studenti. Da qui l'idea di organizzare dei workshop direttamente in loco, dove un gruppo
di volontari italiani, di concerto con gli insegnanti locali, illustri alcuni argomenti di Matematica e
Fisica in un'ottica differente, mediante il coinvolgimento degli studenti stessi e attraverso l'uso di
strumenti didattici spesso assenti nelle scuole tanzaniane. Il tutto è realizzato in linea con le
indicazioni del Ministero dell'Educazione e della Formazione tanzaniano (MoEVT), volte alla
ricerca e allo sviluppo di una didattica di valore, specie nel settore scientifico.
I risultati pubblicati dal MoEVT al termine del primo programma SEDP I (Secondary Education
Development Programme I), attuato tra il 2004 e il 2009 e incentrato sugli obiettivi nazionali da
raggiungere in tema di istruzione secondaria, hanno infatti evidenziato una progressiva diminuzione
del numero di studenti promossi nel PSLE (Primary School Leaving Examination) e nel CSEE
(Certificate for Secondary Education Examination). In particolare nel 2008 uno studente su due ha
conseguito il PLSE, mentre solo uno su quattro è riuscito a superare il CSEE. Nella prima parte
della tesi è stato pertanto analizzato l'ordinamento scolastico tanzaniano, cercando di mettere in
evidenza gli aspetti formativi che possono aver influito sugli esiti degli esami nazionali. I risultati di
questa analisi, condotta attraverso lo studio dei documenti ufficiali del MoEVT e mediante la
raccolta di testimonianze di docenti e studenti della scuola di Daudi, ha evidenziato in particolar
modo i problemi relativi al medium dell'istruzione e alla formazione dei docenti.
Difatti, il medium dell'istruzione si alterna tra le due lingue ufficiali, lo Swahili e l'Inglese, a
seconda del ciclo scolastico (primario/secondario) e/o del tipo di scuola (pubblica/privata)
rappresentando così un ostacolo non di poco conto per quanto concerne sia l'insegnamento che
l'apprendimento.
In merito alla formazione dei docenti sono stati rilevati diversi fattori di instabilità e precarietà. Il
percorso per diventare insegnante a tempo indeterminato è abbastanza impegnativo e non
costituisce certo una delle professioni maggiormente retribuite. L'esiguo numero di docenti e le
scarse capacità di insegnamento hanno portato il governo ad assumere come temporary teacher
diversi studenti in uscita dalla scuola secondaria. Tutti questi fattori fanno sì che la scelta di questa
professione non sia spesso accompagnata da una reale motivazione, ma venga intrapresa il più delle
volte dagli studenti per potersi mantenere economicamente e per continuare a studiare in vista dei
test d'accesso all'Università, il tutto a scapito ovviamente della qualità della didattica.
Con il Secondary Education Development Programme II 2010 – 2015, l'intento del governo è
quello di continuare ad aggiornare, progettare, gestire e monitorare il settore dell'istruzione, in
particolar modo attraverso una rivisitazione del percorso formativo degli insegnanti e una
innovazione della loro azione didattica. I laboratori didattici hanno pertanto la funzione di
sperimentare con gli insegnanti locali diverse metodologie didattiche attuabili nel contesto
tanzaniano. In particolare, nella seconda parte di questa tesi sono stati esaminati i laboratori di
Matematica realizzati nel 2012 e 2013, ai quali ho preso parte sia nella fase di pianificazione (in
Italia) che in quella di sperimentazione sul campo (in Tanzania).
Il progetto dei laboratori 2012 (realizzati in luglio-agosto) si è basato sulla costruzione di attività di
problem solving, allo scopo di favorire l'inserimento di una differente pratica scolastica improntata
fortemente alla discussione e risoluzione di problemi piuttosto che alla concettualizzazione di
aspetti legati alla disciplina. Abbiamo lavorato con studenti di circa 16-17 anni appartenenti ad una
classe del terzo anno del cosiddetto Ordinary Level (corrispettivo della scuola secondaria italiana)
trattando i concetti di parallelismo e perpendicolarità attraverso l'analisi di illusioni geometriche, del
disegno tecnico di base con riga e compasso e della trigonometria. L'alto numero di studenti (circa
una cinquantina) ci ha spinto in alcune occasioni a suddividere la classe in 4 gruppi di lavoro,
ciascuno diretto da un volontario, al fine di poter meglio seguire le discussioni con gli studenti. I
risultati di tale progetto sono stati soddisfacenti, ma hanno lasciato alcune perplessità, in quanto la
mancata organizzazione del lavoro nei gruppi ha portato involontariamente ad una riproposizione in
scala ridotta della tradizionale lezione frontale, con il conseguente isolamento di alcuni membri.
Il progetto dei laboratori 2013 (realizzati in agosto-settembre) riprende la struttura dei laboratori
precedenti, prestando però maggiore attenzione agli aspetti legati al lavoro nei gruppi, il quale è
stato pianificato seguendo le indicazioni dettate dalla metodologia didattica del Cooperative
Learning. Abbiamo lavorato con gli stessi studenti e docenti dell'anno precedente trattando: i
concetti di punti e rette sul piano cartesiano, la ricerca del punto medio e il calcolo della distanza fra
due punti, la determinazione di un'equazione di una retta e la relazione tra coefficiente angolare e
funzione tangente. Il C.L. è uno dei metodi didattici a mediazione sociale, i quali si differenziano
dai più classici metodi a mediazione dell'insegnante. Le differenze tra questi riguardano per lo più il
ruolo del docente e la modalità di conduzione della classe. Nella modalità di insegnamento a
mediazione dell'insegnante, questi è la principale fonte della conoscenza e del sapere, stabilisce e
valuta che cosa deve essere conosciuto e fissa il ritmo dell'apprendimento. Nel caso della modalità a
mediazione sociale al centro dell'azione didattica vi sono gli allievi, i quali si aiutano a vicenda,
sviluppano e migliorano le relazioni sociali, impostano da soli il ritmo del lavoro e condividono la
responsabilità del loro apprendimento. L'insegnante è in questo caso un facilitatore e un
organizzatore delle attività didattiche. In particolare, l'apprendimento cooperativo aiuta a
raggiungere una serie di importanti obiettivi:
• aiuta a elevare il livello di tutti gli studenti (con rendimenti scolastici alti, medi e scarsi);
• aiuta a costruire relazioni positive tra gli studenti, essenziali per creare una comunità di
apprendimento in cui la diversità sia rispettata e apprezzata;
• fornisce agli studenti le esperienze di cui hanno bisogno per una sano sviluppo cognitivo,
psicologico e sociale.
Lo scopo di questa tesi è stato quello di confrontare le differenti modalità d'azione portate avanti nei
due laboratori rispetto alla pratica tradizionale, metterne in risalto gli aspetti positivi e negativi e
verificare i benefici dell'applicazione del C.L. nel contesto tanzaniano. La suddivisione in gruppi,
l'organizzazione premeditata dei ruoli all'interno di questi e l'utilizzo di appropriate schede di lavoro
ha permesso di superare il problema dell'alta affluenza e di far partecipare ciascuno studente a tutti i
tipi di attività previsti, con valutazioni in media superiori rispetto a quelle del 2012, seppur
operando su argomenti differenti. La possibilità di discussione all'interno dei gruppi ha comportato
un superamento delle barriere linguistiche legate all'uso della lingua inglese e ha permesso ad ogni
studente di sviluppare capacità di ragionamento e critica, al contrario di quanto possa accadere
attraverso un'interrogazione orale o una verifica scritta individuale. Fermo restando ulteriori
sperimentazioni sulla base di un'analisi a lungo periodo e sul confronto con più classi,
l'impostazione delle attività mediante il C.L. potrebbe rappresentare per studenti ed insegnanti una
valida alternativa alla classica lezione frontale.

per eventuali contatti con Alessandro Spagnuolo o  l'associazione di volontariato (AKAP):

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